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Inserimento lavorativo oltre le B: un possibile esempio

Numerosi contributi di questo blog hanno messo in luce la necessità di interrogarsi su funzioni di inserimento lavorativo che vadano oltre gli orizzonti delle cooperative di tipo B. Proviamo oggi, attraverso l’illustrazione di una buona prassi, ad affrontare il possibile ruolo dei servizi di collocamento rivolti ad assistenti familiari e alle famiglie che fruiscono delle loro prestazioni. Si tratta di un lavoro nella maggior parte dei casi de professionalizzato, dove la famiglia può trovarsi da un giorno all’altro priva di servizio per malattia, assenza o diverse scelte personali e professionali dell’assistente, e in cui quest’ultima opera in un contesto completamente privo di garanzie. Una buona prassi che affronta tali problematiche ricorrendo a servizi di collocamento realizzati a partire dalla particolare sensibilità delle cooperative sociali è quella del consorzio Moltiplica di Perugia illustrata nel corso dell’ultimo workshop di Iris Network a Riva del Garda.

Le cooperative del consorzio si occupano di regolarizzare il lavoro sommerso, formare le assistenti che svolgono il lavoro di cura, selezionare le assistenti, offrire un servizio di intermediazione alle famiglie, nonchè provvedere alla sostituzione dell’assistente in caso di sua assenza.
Dal 2009 un partenariato tra Consorzio Moltiplica, Confcooperative e Confcommercio fa nascere il progetto Casamica. L’ente locale contribuisce all’azione intervenendo nell’abbattimento di alcuni costi legati al servizio offerto dalla cooperativa, favorendo le famiglie sul versante della contribuzione e assicurando all’assistente privo di formazione l’affiancamento di un operatore socio sanitario che svolge una funzione di tutoraggio soprattutto in situazioni di non autosufficienza. Questo intervento consente anche di prevenire eventuali situazioni critiche legate all’improvviso abbandono da parte dell’assistente familiare. Tutto ciò è regolato da un Accordo di Collaborazione (art. 119 del d.lgs 267/2000) tra soggetti pubblici e privati.  Ad oggi sono 654 le famiglie che dal 2004 sono state seguite attraverso il progetto; 186 oggi sono attualmente seguite mentre sono circa 200 i pacchetti formativi attivati.

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Le alleanze, le reti, i rapporti

Siamo oggi giunti alla presentazione dell’ultimo dei sei temi su cui si articolerà la nostra discussione: le alleanze, le reti, i rapporti. Dimmi con chi parli e ti dirò chi sei. Con chi parlano le cooperative che si occupano dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate? Con ASL e servizi sociali o con i Centri per l’impiego? Con sindacati o con imprenditori? Con istituzioni pubbliche o con organizzazioni private e di terzo settore? A chi danno più facilmente del tu, di chi hanno il cellulare memorizzato sulla rubrica? Dell’assessore ai servizi sociali del comune o dell’assessore al lavoro della provincia? Di un sindacalista o di un rappresentante delle piccole e medie imprese del territorio?

Nessuna di queste diadi costituisce una alternativa (o l’uno, o l’altro), tantomeno connotata in termini di valore (rapporto “giusto” Vs. rapporto “sbagliato”), ma ragionare su cosa di fatto avviene ci aiuta a capire dove siamo collocati e ci permette di ragionare sulle alleanze e i rapporti da coltivare in relazione alle strategie per il futuro. Probabilmente è il caso di riflettere su una cooperazione sociale che anche quando lavora per l’inserimento lavorativo in molti contesti territoriali appare comunque sbilanciata verso l’area sociale e non integrata appieno nell’area occupazione – lavoro – impresa.

Accanto alle relazioni con gli stakeholder, dovremo interrogarci su i rapporti interni ai nostri sistemi: su quale sia in altre parole una relazione virtuosa tra cooperative di tipo B, cooperative di tipo A, reti consortili per realizzare al meglio l’inserimento lavorativo, alla ricerca di buone prassi e idee innovative.

In chiusura, piccolo un estratto del commento di Valerio di ieri: “… dovremmo renderci conto il nostro vantaggio competitivo nell’inserire i lavoratori che gli altri escludono non è frutto di bravura casuale o di iperprotezionismo normativo nè fiscale. Siamo più efficaci degli altri perchè portatori di un modello di gestione delle risorse umane che andrebbe brevettato. Noi non facciamo progetti di tecnica riabilitativa sulle singole persone (come altri metodi di inserimento lavorativo), noi assumiano la soggettività particolare del lavoratore escluso dal mercato come una variabile indipendente da cui partire per ricercare gli adattamenti tecnico organizzativi che permettano di continuare a garantire la sostenibilità produttiva

 

Il Libro Verde su “Animazione sociale”

Sulla rivista Animazione Sociale la discussione sul Libro Verde di Federsolidarietà.

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