Archivi tag: Transnazionalità

Città dei Mestieri di Roma, un’alleanza per il lavoro

Nel corso del seminario nazionale del 20 gennaio sono state presentate alcune esperienze di buone prassi nel rapporto tra cooperazione sociale e pubbliche amministrazioni; una di queste è la Città dei Mestieri e delle Professioni di Roma.

La Città dei mestieri di Roma sorge su uno spazio di 450 metri quadri, in un bene confiscato alla mafia e rappresenta uno spazio di informazione e orientamento sui percorsi formativi, lavorativi e professionali: è aperto a tutti, con accesso libero, gratuito, senza appuntamento. Al suo interno gli utenti possono usufruire di documentazioni specializzate, strumenti multimediali, materiali aggiornati sulle tematiche del mercato del lavoro, delle professioni e della formazione, funzionali a quattro possibili esigenze: fare impresa, cercare lavoro, scegliere la formazione, orientarsi nelle scelte.

Il modello delle Città dei Mestieri  è nato a Parigi nel 1993; si è costituita l’Associazione delle Città dei Mestieri che ha formalizzato un disciplinare da ottemperare per ottenere il “label” e aprire una nuova città dei mestieri. Tra gli elementi distintivi di questa esperienza vi è il partenariato tra soggetti pubblici e privati, per integrare e condividere competenze e le risorse, anche economiche. I partner coinvolti possono essere istituzioni locali,  istituzioni scolastiche e universitarie, parti sociali e datoriali, organismi di formazione e di orientamento territoriali,  organismi rappresentativi a livello locale (fondazioni, banche, associazioni ecc..); questi enti stipulano tra loro dei protocolli d’intesa che formalizzano gli impegni di ciascuno per la riuscita del progetto. Nell’esperienza di Roma i partner sono Solco Roma, capofila ed ente depositario del label, Consorzio Idea Agenzia per il Lavoro, Comune di Roma  – Municipio X, Provincia di Roma, Regione Lazio, Associazione ANIMA – Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma, alcuni media locali, e le aziende sanitarie. La Città dei Mestieri di Roma, inaugurata nel giugno 2009, conta ad oggi circa 2000 utenti così suddivisi:

  • Ricerca del lavoro e Orientamento professionale: circa n. 800 utenti sostenuti nella ricerca del lavoro, grazie al partner Idea Agenzia per Il Lavoro e al lavoro;
  • Creazione di Impresa: circa n. 800 utenti indirizzati a percorsi di auto-imprenditorialità con il sostegno di Associazione ANIMA
  • Scegliere una formazione: circa n. 400 utenti orientati  ai percorsi formativi e di qualificazione professionale, previsti dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma
  • Accompagnamento all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (disabili, immigrati, ex detenuti ecc.): circa 60 disabili psichici sostenuti nei percorsi di inserimento lavorativo e 40 immigrati, ex detenuti, disoccupati over 40 sostenuti nell’inserimento lavorativo, in collaborazione con i Servizi Sociali del Municipio Roma X, cooperative sociali partner, associazioni del terzo Settore e aziende sanitarie.
Annunci

L’internazionale dell’inserimento lavorativo

Il Blog pubblica oggi l’intervento di Flaviano Zandonai, ricercatore, segretario di Iris network, blogger su Vita con Fenomeni, da sempre attivo nei dintorni della cooperazione sociale

Ci sono molti buoni interventi in questo blog, che nel loro insieme dimostrano la ricchezza di conoscenze e di dati di esperienza intorno fenomeno delle imprese sociali di inserimento lavorativo. Disponiamo insomma di un serbatoio ben fornito per una buona attività di policy making in vista del cambio di colore del libro: da verde a bianco. Mi permetto quindi solo una piccola suggestione, dedicata ad un campo di osservazione specifico, forse neanche di primaria importanza. Riguarda la dimensione internazionale dell’inserimento lavorativo e delle imprese che si sono specializzate in questo settore. Sì, perché in qualsiasi posto del mondo (o quasi, comunque ben oltre i confini della vecchia Europa), per dire “impresa sociale” senza avvitarsi in pericolose contorsioni teorico concettuali e normative, basta far riferimento a “inserimento lavorativo”. Ricordo a proposito un’iniziativa del tutto simile alla più ordinaria cooperativa sociale di tipo B italiana – inserimento di persone disabile in attività di verde pubblico – che però aveva sede a Bogotà, in Colombia. Il tutto senza 381, sgravi sugli oneri, clausole sociali, ecc. L’impresa sociale di inserimento lavorativo è quindi l’esperienza che meglio rappresenta i fondamentali di questo particolare modello imprenditoriale: sviluppo bottom up, approccio all’inclusione attraverso politiche di attivazione degli utenti, dimensione produttiva non simulata, governance partecipata. Il problema è andare oltre questa presa d’atto. E riuscire ad impostare azioni di sviluppo che mettano a valore le potenzialità derivanti da questo carattere globalizzato. Le opportunità ci sono, anzi forse ci sono state. Il Fondo sociale europeo ha infatti finanziato molte iniziative di scambio. Qualcuno ricorda, ad esempio, la “famosa” transnazionalità dei progetti Equal? Onestamente non credo che, usando un eufemismo, i risultati siano stati eccelsi perché spesso ci si è limitati a una conoscenza superficiale per soddisfare quanto indicato nei formulari. Eppure le eccezioni non mancano: best practice che sono andate oltre, condividendo elementi di qualità sociale e, perché no, anche di business. La rete Le Mat di Legacoop rappresenta, da questo punto di vista, un esempio interessante, ma questo blog potrebbe servire a rimpinguare il carniere, guardando anche in casa propria. Va ricordato infatti che importanti consorzi nazionali e la stessa Confcooperative con Copermondo hanno recentemente promosso la nascita strutture e iniziative per internazionalizzare la cooperazione e l’impresa sociale.