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Tra vecchie e nuove tipologie di svantaggio: cosa sta accadendo nelle cooperative sociali di inserimento lavorativo

Di Sara Depedri, Euricse
Le cooperative sociali di inserimento lavorativo si occupano da ormai più di vent’anni dell’inserimento di soggetti svantaggiati, ma le tipologie cui esse hanno progressivamente rivolto la loro azione è variato non poco nel tempo. Tali cambiamenti sono stati il risultato di un aumento della domanda di servizi di formazione e inserimento da parte di nuove tipologie di soggetti; di una evoluzione giuridica del concetto di svantaggiato; e di una apertura delle stesse cooperative sociali sostenuta anche dal loro consolidamento e dalla loro crescente stabilità economico-finanziaria.

Per quanto riguarda l’evoluzione della domanda, essa è spiegata dalle crescenti difficoltà sul mercato del lavoro in termini sia di crescente disoccupazione in generale che di razionamento da parte del mercato stesso di alcune tipologie di lavoratori: i giovani con bassa scolarizzazione, gli over-50 che hanno perso il precedente lavoro, le donne a rientro dalla maternità o da periodi di assenza prolungata dal mercato del lavoro, i disoccupati di lungo periodo in generale. A queste nuove tipologie di svantaggiati sul mercato del lavoro hanno prestato attenzione anche recenti politiche e normative. Negli anni la rivisitazione giuridica della definizione di soggetto svantaggiato è infatti stata significativa. Dall’attenzione esclusiva all’invalidità (propria della legge 482/68), si è passati nel 1999 all’inclusione nella categoria dei lavoratori svantaggiati di tutti i soggetti con disabilità fisica o psichica (legge 68). La legge 381/91 istitutiva delle cooperative sociali ha esplicitamente ampliato la categoria degli svantaggiati a tutte le situazioni di emarginazione e disagio sociale, con riferimento particolare ad ex-detenuti e persone affette da dipendenza. Ed in questi ultimi anni il regolamento comunitario 2204 nel 2002 (successivamente sostituito tuttavia dal più blando regolamento 800 del 2008) e il decreto legislativo 155/2006 sull’impresa sociale poi, hanno ritenuto in generale svantaggiati anche le già citate categorie di persone con elevata difficoltà di accesso al mercato del lavoro.

Ma soprattutto, i dati portano alla luce una diversa risposta che le cooperative sociali hanno cercato di dare alla domanda emergente di formazione e inserimento al lavoro da parte delle nuove categorie di svantaggiati.

Secondo la ricerca ICSI2007 realizzata da un network di università coordinato dall’Università di Trento su un campione di 99 cooperative sociali di tipo B di tutta Italia, nel 2006 il 13,2% del totale degli svantaggiati inseriti nelle cooperative intervistate rientrava in categorie diverse da quelle identificate dalla 381/91 e molte cooperative rivolgevano i loro servizi in particolare ai giovani con difficoltà occupazionali (11,7%) e ai disoccupati di lungo periodo (10%). A questa percentuale si aggiunge un 13% circa di lavoratori appartenenti alle categorie connesse al cosiddetto disagio sociale e a difficoltà di ingresso sul mercato del lavoro, quali immigrati, giovani con difficoltà occupazionali, disoccupati di lungo periodo, donne fuoriuscite dal mercato del lavoro. Un dato significativo che è l’effetto di un progressivo ampliamento dell’offerta di servizi di inserimento al lavoro. Le stesse cooperative sociali intervistate hanno dichiarato nel 55% dei casi di avere aumentato negli ultimi anni le tipologie di svantaggio cui esse rivolgono la loro azione.

Accanto a queste ben individuabili categorie di lavoratori svantaggiati, sono tuttavia presenti in cooperativa sociale anche altri numerosi lavoratori con caratteristiche di svantaggio rispetto al mercato del lavoro ma inquadrati contrattualmente come lavoratori ordinari (o normodotati). La realizzazione di procedure di raggruppamento (cluster) sui dati della stessa indagine ICSI2007 hanno messo in evidenza come due terzi dei lavoratori ordinari assunti dalle cooperative sociali e intervistati nell’indagine abbiano un basso titolo di studio, come il 39% provenga dalla disoccupazione (il 47% tra i lavoratori con la scuola dell’obbligo) e comunque come un terzo del totale ammetta di non avere alternative occupazionali, dato anche il basso titolo di studio e le difficoltà precedenti sul mercato del lavoro e nonostante un’età media non eccessivamente elevata (pari a 43 anni). La presenza di questa classe di lavoratori non pone alcun dubbio: le cooperative sociali svolgono un ruolo importante anche nell’assumere tramite gli strumenti tradizionali di impiego anche lavoratori che possono essere a tutti gli effetti considerati svantaggiati o emarginati sul mercato del lavoro.

Questi dati permettono di avere una quantificazione degli effetti occupazionali; ma interessante è osservare anche la qualità delle posizioni lavorative offerte. In termini contrattuali e reddituali, le posizioni lavorative offerte ai lavoratori ordinari con svantaggi sul mercato del lavoro si presentano stabili (l’81% è assunto con contratto a tempo indeterminato) ed i salari discreti (poco più di 1000 Euro in media per i lavoratori a full-time) e spesso i contratti rispondono alle esigenze di flessibilità oraria richieste soprattutto dalle lavoratrici (il 35% ha un part-time per propria scelta). Forti sono inoltre soprattutto le loro motivazioni non economiche al lavoro: anche se sicuramente l’esigenza di avere uno stipendio rappresenta un motivo fondamentale per aver deciso di lavorare nella cooperativa (punteggio medio assegnato di 5 su scala da 1 a 7), è molto sentita anche la scelta dell’organizzazione per la natura sociale del lavoro  e per la condivisione dei suoi ideali e valori. La soddisfazione dei lavoratori ordinari con svantaggi sul mercato del lavoro è inoltre elevata sia per il lavoro nel suo complesso che per gli aspetti contrattuali, che per le relazioni con colleghi e superiori e per l’utilità sociale del lavoro.

I benefici psicologici per i lavoratori svantaggiati inquadrati dalla 381/91 sono invece quantificabili soprattutto in  termini di crescita personale e professionale. Un’indagine condotta su lavoratori con problemi psichiatrici (Zaniboni et.al) ha recentemente mostrato che la maggior parte dei lavoratori svantaggiati intervistati ha beneficiato nel periodo di inserimento di un forte e continuo supporto sociale (per il 76%), ha una manifestata diminuzione della sintomatologia (per il 60% circa), ha aumentato la propria efficacia lavorativa (67%) e produttività (66%) con una conclusiva significativa manifesta volontà di continuare la propria attività lavorativa (dato dichiarato dall’87% degli intervistati).

Un mondo che offre quindi possibilità occupazionali a tipologie di soggetti diversi, rispondendo ad aspettative e bisogni sempre più diversificati, ma con la capacità di rispondere motivando, supportando nella crescita, e soddisfacendo. Offrendo quindi servizi efficaci nel loro complesso.

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Il lato B a Firenze: come raccontare la cooperazione sociale

L’evento  “Uno sconosciuto lato B  – lavoro e solidarietà –  della cooperazione sociale” – promosso dalle cooperative sociali di inserimento lavorativo che aderiscono a Confcooperative Firenze-Prato e dalle associazioni di rappresentanza Confcooperative-Federsolidarietà Toscana e Legacoopsociali,  –  è stato l’occasione per “raccontare” la cooperazione di inserimento lavorativo con forme nuove e diverse di comunicazione. E che questa realtà sia importante, oltre che radicata, lo dicono i numeri: sono 32 le cooperative di tipo B aderenti a Confcooperative e Legacoop attive a Firenze e provincia, per 26 milioni di fatturato e oltre 1000 occupati; in Toscana, invece, le cooperative di inserimento lavorativo sono 183, fatturano 145 milioni di euro all’anno e danno lavoro a oltre 6 mila persone.

In un Teatro gremito di cooperatori, di amministratori locali ma anche e soprattutto di persone comuni si è parlato di Amleto, di come il lavoro sia un diritto per tutti e del decreto che a livello regionale mette in moto il Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative, approvato con apposita DGR nel marzo 2010, che prevede che ASL ed ESTAV affidino l’8% dell’importo delle forniture di beni e servizi attraverso convenzioni ex art. 5 – L. 381/’91 (per importi sotto soglia comunitaria) o con l’adozione di “clausole sociali” nelle gare di appalto sopra soglia.

Al dare il via alla giornata sono stati gli applauditissimi attori della Compagnia “Isole comprese” Teatro con la “Conferenza su Amleto”, uno spettacolo di teatro sociale e della differenza in cui l’arte e la poesia hanno dato voce all’umano tormento interiore che il personaggio di Amleto rappresenta: un pretesto per ricercare la propria identità smarrita e interrogarsi sulla vita reale. Lo spettacolo su Amleto si è dispiegato sul palco in infiniti personaggi: ognuno col suo nodo, ognuno col suo dubbio e la sua sospensione tipica tra l’agire e il non agire. I ragazzi di Isole Comprese, dopo aver mietuto applausi, si sono congedati sfilando tra il pubblico ma qualcosa è rimasto e se parliamo di cooperazione sociale, di dar lavoro a persone in difficoltà, il nodo diventa un altro e si tratta di un interrogativo al tempo stesso più ampio e più preciso: la comunità è ancora teatro di integrazione socio-lavorativa?

A questa domanda ha cercato di far rispondere Paolino Ruffini, arbitro d’eccezione del matching, una tavola rotonda sui generis in cui l’attore comico livornese, nei panni di un “cooperatore sociale in prova”, ha moderato, con la verve comica che lo contraddistingue, il dibattito e posto domande sulla cooperazione sociale, sul lavoro e l’inserimento lavorativo, sui diritti dei lavoratori a numerosi rappresentanti politici del territorio. L’Assessore Scaramuccia ha annunciato pubblicamente la firma del decreto che dà il via libera al Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative con l’insediamento del gruppo tecnico, delegato ad elaborare proposte e procedure specifiche, a promuovere, vigilare e monitorare l’attività in atto, l’entità degli affidamenti annuali di beni e servizi e l’efficacia degli interventi programmati.

La giornata è stata costellata da alcuni momenti musicali curati dal gruppo Grown Up e dalle testimonianze di amici del mondo dello spettacolo che hanno voluto omaggiare quest’evento con saluti e riflessioni: fra gli ospiti gradita è stata la presenza di Sergio Staino, autore della bellissima vignetta sul lato B, che ha presentato una sua “striscia” con il commento al pianoforte di Leonardo Brizzi. A corollario dell’iniziativa “la COOPERAZIONE nell’ANGOLO”: galleria fotografica ed esposizione dei prodotti delle cooperative sociali a dimostrazione che queste imprese sono connotate da un fermento creativo ed innovativo che le spinge a cercare nuovi ambiti merceologici di sviluppo.

Dal macro al micro, dati dal seminario di Milano

Nel seminario di Milano del 10 febbraio è intervenuta Sara Depedri, dell’Università degli Studi di Trento, che ha presentato alcune slide in cui si riassumono dati delle ricerche di Euricse e di altri enti. Nei prossimi giorni saranno pubblicati alcuni articoli che approfondiscono nel merito i temi, per cui ci si limita oggi e illustrare la struttura della presentazione ed alcuni dati.

Viene proposta in primo luogo un’analisi macro (slide 5-7), in cui sono richiamati i principali dati sul numero di svantaggiati inseriti, sulle categorie di svantaggio e, per quanto possibile, sull’evoluzione di questi numeri. L’ultima indagine sull’universo delle cooperative risale al 2005 (Istat) e documentava l’inserimento di oltre 39 mila persone svantaggiate, oltre il 54% dei lavoratori delle cooperative di tipo B.

Le successive slide sono dedicate ad aspetti micro; si inizia con l’analisi dell’organizzazione, dove emerge l’orientamento a aumentare e differenziare le categorie di svantaggio inserite, la prevalenza di rapporti a tempo indeterminato e lo stretto rapporto con i servizi pubblici invianti. La grande maggioranza delle cooperative lavora attraverso progetti individualizzati e prevede un tutor nonché, in più della metà dei casi, un responsabile sociale degli inserimenti lavorativi. Rispetto agli esiti dei percorsi di inserimento, nella maggior parte dei casi la scelta tra integrazione stabile in cooperativa e inserimento all’esterno è fatta sulla base delle caratteristiche di ciascuna persona e della ricettività del mercato.

I dati esposti consentono quindi di individuare come tra i lavoratori non certificati come svantaggiati vi è un gruppo, caratterizzato da bassa istruzione, provenienza dalla condizione di disoccupazione e età non più giovane che è portatrice di caratteristiche che espongono al rischio di esclusione di lungo periodo dal mercato del lavoro.

Le ultime slide, (dalla 20 in poi) sono dedicate ad aspetti motivazionali e mettono il luce le diverse sfumature economiche, relazionali di altro genere alla base della scelta di operare nelle cooperative sociali di inserimento lavorativo.

Venerdì si è parlato di inserimento lavorativo a Torino e a Firenze… Oggi si parla di Libro Verde in Sardegna

Emilia Romagna, le cooperative che resistono alla crisi

I lavori del seminario sul libro verde di Bologna del 7/2 sono stati aperti dal presidente di Federsolidarietà Emilia Romagna Gaetano De Vinco, che nella sua relazione, di seguito sintetizzata, ha evidenziato i dati principali della cooperazione emiliano romagnola.

La cooperazione sociale emiliano romagnola ha reagito  alla pesante crisi economica di questi ultimi anni: ha continuato a crescere aumentando ulteriormente la propria presenza sul territorio. Nel periodo 2007/2010 a livello aggregato il valore della produzione sviluppato in regione dalle cooperative sociali di Confcooperative è aumentato costantemente con una crescita a due cifre (+12,5%) tra il 2007 ed il 2008 (da 510 a 575 milioni di euro), del 5,6% tra il 2008 e il 2009 (607 milioni) e del 7% nel 2010, quando il volume d’affari ha raggiunto i 650 milioni.

In progressivo aumento anche gli occupati, passati dai 14.600 del 2007 (di cui 10.750 soci lavoratori) ai 17.950 del 2010 (di cui 12.950 soci lavoratori). I soci totali sono saliti da 23.500 a quasi 26.000 unità. Trend in aumento, infine, anche per le cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna, passate, nel quadriennio 2007/2010, da 386 a 411 con un aumento pari a circa il 6,5%. Di queste, 149 sono cooperative di tipo B, vale a dire specializzate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, che nel 2010 hanno raggiunto le 1.486 unità (+12,7% sul 2009). Da segnalare inoltre il dato decisamente positivo riguardante gli ammortizzatori sociali: nel biennio 2009/2010, il periodo in cui la crisi economica si è fatta sentire più pesantemente, anche in Emilia Romagna, all’interno della Federsolidarietà regionale la cassa integrazione ha interessato complessivamente soltanto 9 cooperative per un totale di 110 lavoratori.

Con ciò non vengono nascosti gli elementi di difficoltà: la progressiva diminuzione delle risorse pubbliche, il costante allungamento dei tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, la sempre più onerosa gestione delle procedure, la contrazione dei margini operativi lordi. Tutti questi fattori rappresentano un rischio per la sopravvivenza di centinaia di imprese sociali con particolare riguardo alle cooperative specializzate nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, che  devono fare i conti inoltre con la tendenza delle industrie a reinternalizzare i servizi a causa della crisi e con la propensione delle società multiservizi a concedere lavoro alle cooperative di inserimento lavorativo solo se queste applicano i contratti in vigore per le aziende di Confindustria.

Lombardia, i dati sull’inserimento lavorativo

Il 10 febbraio si è tenuto il seminario di approfondimento sul Libro Verde di Federsolidarietà Lombardia. Alessandro Ronchi, funzionario regionale, ha presentato i dati sulle cooperative B desunti dall’Albo regionale.

Sono 511 le cooperative B lombarde, circa il 32% del totale delle cooperative, con percentuali provinciali che vanno dal 28% al 39% di Brescia. Il loro tasso di crescita è inferiore al resto della cooperazione lombarda (+7% dal 2007 contro il 13% della generalità delle cooperative e +68% dal 1998, contro il +114% delle altre cooperative).

I soci sono 17.380, di cui 2.621 soci volontari, in percentuale del 15% (abbastanza stabili negli anni) contro il 10% della cooperazione sociale in generale.

Gli occupati sono quasi 13 mila, 26 in media a cooperativa, con un aumento significativo rispetto a quello di qualche anno fa; di questi circa 5 mila sono svantaggiati, pari al 38% del totale (circa 2/3 uomini). Rispetto alle categorie, oltre il 61% sono disabili, il 16% persone con disagio mentale, il 15% tossicodipendenti,il 7% detenuti. In questi ultimi anni è assai salita la quota di persone con disabilità inserite nelle cooperative B lombarde.

Rispetto alle attività svolte, verde e pulizie si confermano tra le più praticate (le pulizie sono in forte crescita), ma sono comunque significative molte altre attività artigianali, di assemblaggi, raccolta rifiuti, manutenzione immobili, gestione mense, informatica, floro vivaismo, ecc. Verde, pulizie e servizi ambientali sono anche gli ambiti più utilizzati per i convenzionamenti ai sensi dell’articolo 5.

Sono infine state illustrate le disposizioni normative regionali tese a promuovere le cooperative sociali di inserimento lavorativo:

  • determinazione annuale da parte della Regione dell’elenco dei beni e servizi da destinarsi alle Convenzioni con le cooperative sociali di tipo B, iscritte nell’Albo sino a raggiungere tendenzialmente una percentuale congrua indicativamente del 5% dell’importo complessivo degli affidamenti;
  • proposta dell’adozione delle medesime modalità agli enti del sistema regionale;
  • promozione di iniziative per la definizione di nuove categorie di persone svantaggiate inseribili nelle cooperative di tipo B

Il lavoro dei disabili: V Relazione al Parlamento sulla legge 68/1999

Ed infine è uscita, con sette mesi di ritardo, la quinta relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/1999.  I dati mostrano una flessione del numero di disabili avviati,  diminuiti da 31.535 nel 2007 a 28.306 (con 7.132 risoluzioni nel corso dell’anno) nel 2008 a 20.830 nel 2009 (con 4.403 risoluzioni), mentre sono oltre 700 mila i disabili iscritti alle liste speciali.

numero avviamenti

Questo dato risulta paradossale se si considera che sono circa 80 mila le posizioni lavorative scoperte da destinarsi a disabili nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni; eppure le multe nel 2009 sono state meno di 200.

numero disabili iscritti agli elenchi provinciali del collocamento obbligatorio

Si confermano di fatto di scarso rilievo gli strumenti dell’articolo 12 bis (36 in Italia nel 2009, 21 nel 2008) e 14 (125 nel 2009, 75 nel 2008), circa lo 0.5% degli svantaggiati inseriti nelle cooperative sociali italiane.

Scarica la V Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/1999:

 

Al servizio del bene comune

Per incominciare una segnalazione, una mezza good new rispetto al post del 30 gennaio, che raccoglieva un appello della Fish circa le preoccupazioni per una improvvida disposizione della legge 126/2010 che avrebbe comportato il rischio di depotenziamento del collocamento mirato dei disabili. Oggi la Camera dei deputati ha approvato una proposta di legge che sana l’inconveniente. Si è in attesa del passaggio al Senato (e così diventerebbe una good new tutta intera).

Ma veniamo alla segnalazione di oggi, un articolo del Presidente Beppe Guerini pubblicato il mese scorso sul Corriere delle Opere. Entro un discorso ampio e articolato sull’azione di “civilizzazione dell’economia” realizzato dalla cooperazione sociale, il Presidente Guerini ha evidenziato la necessita di rinnovare il nostro impegno per l’inserimento lavorativo.

“Per questo abbiamo redatto il Libro Verde … Sul modello dei documenti di riflessione pubblicati dalla Commissione europea, … Federsolidarietà con il Libro Verde vuole alimentare il dibattito sulle potenzialità che le cooperative sociali possono mettere in campo per l’occupazione di soggetti svantaggiati attraverso un’accurata analisi del settore e delle politiche pubbliche. Il documento si conclude infatti con una serie di proposte a livello europeo, nazionale e locale relative agli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi. Le proposte riguardano sia l’allargamento delle categorie di soggetti svantaggiati previsti oggi dalla legge 381/91 sia proposte finalizzate a favorire l’inserimento dei lavoratori svantaggiati nel mercato del lavoro aperto al termine del loro periodo di formazione in cooperativa. [I risultati ottenuti dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo] ci portano a difendere con forza la validità del modello della cooperativa sociale di inserimento lavorativo come strumento intrinsecamente efficace per realizzare politiche attive del lavoro per l’inclusione sociale. Ma per esser efficace questo modello ha bisogno dell’ossigeno delle alleanze e del consenso continuo delle istituzioni e delle parti sociali; un consenso che in questi ultimi tempi subisce qualche allentamento dovuto all’affermarsi di culture amministrative che per eccesso di premura verso i principi di concorrenza rischiano di subordinare l’interesse pubblico della coesione sociale o dell’inserimento lavorativo a quello dell’applicazione ferrea del principio di competizione tra le parti; oppure l’esigenza di tutelare una categoria di lavoratori rischia di negare la possibilità a lavoratori più deboli di accedere al mercato del lavoro.

I settori di attività: dati da un campione

Si conclude oggi la rassegna dei dati con un’analisi dei settori merceologici di attività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo. Sulla base di una analisi di un campione rappresentativo di 1.000 cooperative sociali di inserimento lavorativo, è stato analizzato il settore merceologico in cui operano a partire dalla classificazione Istat (codici Ateco). Le tabelle che seguono sintetizzano in quali settori operano le cooperative sociali di tipo b). La prima tabella evidenzia la percentuale di cooperative impegnate nei settori indicati; la seconda invece illustra in termini percentuali a quanto ammonta il fatturato in ciascun settore.

Settori in cui operano le cooperative sociali di inserimento lavorativo (2009)

Settore Percentuale (%)
Servizi (attività  di servizi di sostegno alle imprese, consulenza imprenditoriale, tecnica e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale, i servizi connessi alle tecnologie dell’informatica, elaborazioni elettroniche di dati, attività  dei servizi di informazione) 21,1
Produzioni, fabbricazioni (istallazione impianti (elettricità, energia, etc.), falegnamerie, lavanderie industriali) 15,6
Pulizie 14,6
Varie (servizi di ricerca, selezione, collocamento e supporto per il ricollocamento di personale, informatica e elaborazione elettronica di dati, attività editoriali e servizi pubblicitari, gestione biblioteche e archivi, cura degli animali etc) 10,5
Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole) 8,7
Agricoltura 5,5
Raccolta e smaltimento rifiuti 4,7
Commercio 3,8
Ristorazione 3,3
Edilizia 2,6
Residenzialità 2,5
Gestione impianti (parcheggi, sportivi, etc.) 1,7
Trasporti persone 1,1
Turismo, gestione musei, agenzie viaggi etc. 1,0
Istruzione/formazione 0,9
Attività  dei call center 0,7
Cooperazione internazionale 0,5
Trasporti merci 0,5
Totale 100,00

I settori che raggruppano cooperative sociali con fatturati più alti sono quelli delle pulizie e della raccolta e smaltimento dei rifiuti, in particolare attraverso le attività specializzate della raccolta differenziata. Anche le cooperative che operano nella piccola industria manifatturiera, nel settore del commercio, nei servizi amministrativi alle imprese e le cooperative sociali “verdi” impegnate nella cura e manutenzione del paesaggio e nella gestione dei parchi hanno un fatturato medio maggiore rispetto agli altri settori.

Fatturato aggregato delle cooperative sociali di inserimento lavorativo per settori (2008)

Settore Percentuale fatturato  

(%)

Servizi 20,3
Pulizie 20,3
Produzioni, fabbricazioni etc. 14,2
Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole) 11,4
Raccolta e smaltimento rifiuti 7,9
Varie 6,2
Commercio 4,9
Agricoltura 3,9
Residenzialità 3,5
Ristorazione 2,0
Edilizia 1,5
Trasporti persone 1,1
Gestione impianti (parcheggi, sportivi, etc.) 0,7
Attività  dei call center 0,5
Istruzione/formazione 0,4
Turismo 0,4
Trasporti merci 0,4
Cooperazione internazionale 0,2
Totale 100,0

Le persone nelle cooperative B, i dati

Il Blog continua l’aggiornamento dei dati sulle cooperative sociali di inserimento lavorativo; oggi alcune cifre utili sulle persone che vi operano:

  • Sono circa 50.000 i soci (il 3,4% sono persone giuridiche) e nel 55% delle cooperative sono presenti soci volontari.
  • Sono oltre 41 mila gli addetti e oltre il 65% dei lavoratori è anche socio della cooperativa.
  • Sono inseriti circa 13.800 lavoratori in condizioni di svantaggio di cui circa la metà sono persone portatrici di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.
  • A questi si deve aggiungere una ulteriore quota del 25% sul totale degli addetti, di persone provenienti da situazioni di disoccupazione di lungo periodo, lavoratori anziani, madri sole con figli, immigrati ecc.
  • Tutte le cooperative sociali di inserimento lavorativo rispetto al sistema economico, sono un aggregato di dimensioni limitate (meno dello 0.1% del totale del PIL, 0.3% circa degli occupati) eppure inseriscono il 7% dei disabili che lavorano in Italia (3% cooperative sociali di Federsolidarietà).
  • Gli immigrati extracomunitari sono circa l’8% del totale dei lavoratori e il 5,1 dei soci.
  • I livello medio di partecipazione alle assemblee nel 71,8% delle cooperative è superiore al 50%.

Due terzi delle cooperative sociali aderenti ha più di 10 soci. Tra queste il 3% ha un numero di associati superiore a 100, mentre la percentuale maggiore (il 37%) si attesta tra i 10 ed i 25 soci. La classificazione delle aderenti in base al numero di soci evidenzia che circa un terzo delle aderenti ha un numero di soci inferiore ai 9. Anche in questo caso i dati fotografano una situazione che porta le cooperative alla nascita con un numero minimo di soci che cresce nei primi anni di vita dell’impresa.

Dati economici, le cifre aggiornate

Questi, ad oggi, i principali dati economici delle cooperative sociali di inserimento lavorativo aderenti a Federsolidarietà – Confcooperative:

  • Al 2009, il fatturato aggregato supera 1,1 miliardi di Euro.
  • Il fatturato medio è di circa € 650.000.
  • Sino al 2008, si stima una crescita media del 3% annuo del fatturato delle cooperative longeve.
  • Il patrimonio netto aggregato raggiunge quasi 280 milioni di Euro
  • Il capitale sociale aggregato sfiora i 70 milioni di Euro.

Oltre il 16% delle cooperative sociali aderenti ha un fatturato superiore al milione di euro. Il 37% del totale si assesta tra i 250 mila euro e il milione. Poco meno di un terzo delle cooperative sociali aderenti ha un fatturato compreso tra 100 e 250 euro, mentre sono il 18% quelle con fatturato inferiore ai 100 mila euro (in larga maggioranza si tratta di unità produttive neo costituite).

L’analisi dinamica dei dati degli ultimi 10 anni evidenzia un continuo e progressivo innalzamento delle cooperative verso classi di fatturato superiore, che si accompagna alla nascita di nuova cooperative. Si conferma la tendenza delle cooperative sociali a compiere percorsi di crescita, che portano all’affermazione definitiva delle cooperative in una decina di anni di attività: la quota di “microcooperative” tenda a ridimensionarsi dopo alcuni anni di attività.

Emergono, inoltre, evidenti differenze territoriali in ordine alle dimensioni di fatturato nelle diverse aree del Paese. In particolare, in alcune Regioni settentrionali e dell’Italia centrale (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) le cooperative sociali si posizionano a livelli di fatturato più alti. Nel Mezzogiorno e nelle isole emerge il fenomeno di imprese di piccole dimensioni, anche in ragione della recente costituzione.