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Il riscatto sociale delle “cape guastate”

E’ stato recentemente pubblicato il libro “Cape guastate”, scritto da Piero Rossi e edito di recente da Manni. Si riportano alcune recensioni del libro.

Un gruppo di ex-detenuti e piccoli criminali, cerca di individuare una via di rinascita dal basso, con un po’ di forzatura sul naturale andamento delle cose. Don Mimmo, parroco paziente, si trova a essere eletto, suo malgrado, come portavoce di questo gruppo. L’obiettivo, anzi, l’escamotage tecnico, è quello di creare dal nulla una commessa multiservizi per la cui gestione il Comune necessita di una cooperativa. La neonata “Cambiamento” sarà questo coacervo sociale pronto ad accogliere tutti i reietti della zona, o meglio, quelli che avranno passato le maglie larghe della selezione operata da don Mimmo. Un recruitment che non va tanto per il sottile e che non fa certo riferimento agli indici ISEE, a volte poco veritieri: “Non ci fu che un criterio: don Mimmo certificava che l’aspirante in analisi era un poveraccio vero, che non sapeva più di che vivere e davvero aveva voglia di cambiare, per lo più perché non ce la faceva più”. Contratti e regole non sono proprio i contenitori formali più amati da chi è abituato a vivere in modo anarchico. Il lavoro di una cooperativa composta da ex detenuti o impegnata nel sostenere ragazzi difficili di periferia è un lavoro culturale prima ancora che sociale. Interessante è l’alternanza, tra inizio e svolgimento di ogni capitolo, di ciò che dovrebbe essere e di ciò che accade. Viene riportato in perfetto burocratese l’iter e il regolamento che una cooperativa dovrebbe seguire per espletare le sue funzioni. Dopodiché la teoria viene fatta scontrare con la materia pulsante della vita per ottenere effetti a volte esilaranti.

Piero Rossi, avvocato specialista in diritto civile e criminologo clinico, è presidente di Confcooperative per la provincia di Bari, e il fatto di avere fondato una cooperativa sociale per ex-detenuti, rende il suo racconto un romanzo godibilissimo e un documento in presa diretta da un mondo possibile e altrettanto fragile, quello della riabilitazione sociale, senza scivolare nel moralismo pedagogico.