Prigioniere della bellezza

Consolida, il consorzio della cooperazione sociale trentina, ha realizzato il libro “Prigioniere della bellezza” frutto di un corso formativo realizzato con le detenute come opportunità di dialogo fra dentro e fuori le mura.

«Sono orgoglioso e onorato di ospitare quest’incontro». Ha esordito con queste parole l’assessore comunale ai servizi bibliotecari Renato Tomasi alla presentazione del libro “Prigioniere della Bellezza” alla Biblioteca comunale di Trento. La pubblicazione (stampa a cura della cooperativa sociale Iter) è il frutto del corso formativo realizzato con le detenute della Casa Circondariale di Rovereto da Con.Solida, (il consorzio della cooperazione sociale trentina), e finanziato dal Fondo Sociale Europeo che raccoglie ricette naturali per la cura del corpo e testimonianze di chi vive il carcere «Un libro che – ha affermato Silvano Deavi, presidente di Con.Solida – è un vero e proprio “prodotto di bellezza”, un’opportunità, per me, di scoprire,come da una vicenda molto semplice come mescolare patate e carote, si possa immaginare il carcere in modo diverso: un carcere che superi il modello maschile dove prevale la regola ferrea e ruvida, per adottarne uno più femminile centrato sulla responsabilità dell’istituzione ma anche di ciascun individuo di prendersi cura di sé e degli altri».

La giornalista Fausta Slanzi che ha coordinato l’incontro, ha citato le parole di Antonella Forgione direttrice del carcere che non ha potuto essere presente, ma che ha sempre sostenuto il progetto. «In carcere – scrive la Forgione nel libro – non si possono portare le scarpe con i tacchi, i collant, lo smalto o altri prodotti cosmetici per la propria cura. Quando si entra questi prodotti vengono ritirati e restituiti solo quando si riacquista la libertà. La detenzione al femminile, quindi, priva e mortifica la bellezza e la vanità delle donne e diventa così violenza sull’identità femminile. Bisognerebbe avere meno paura di dare e più coraggio per tentare».

E in questo, ha ricordato Fausta Slanzi, la formazione è strumento fondamentale non solo per reinserirsi nella società, ma anche per vivere la detenzione con un’altra consapevolezza “Fare formazione in carcere – ha affermato Corrado Dallabernardina, responsabile dell’ambito formazione di ConSolida – non è semplice. Da un lato c’è la fatica fisica dei tempi e delle modalità del tutto inusuali, dall’altro c’è la fatica di mantenere, soprattutto per i docenti, il senso di quello che si sta facendo, adattandosi ad uno spazio in molti sensi ristretto senza rinunciare a trasferire le proprie competenze.

La presentazione è stata poi arricchita dalla dimostrazione pratica da parte di Samira Fatih, estetista e docente del corso, che ha mostrato al numeroso pubblico come sia possibile farsi una maschera economica e naturale sfruttando le proprietà di ingredienti semplici come miele e lievito.

Nell’incontro sono stati ricordati anche altri percorsi formativi: quello che sta nascendo con L’Ufficio per il Sistema bibliotecario trentino e quello realizzato da Radio Dolomiti. È intervenuto a raccontare l’esperienza Corrado Tononi, direttore della radio. “Per noi entrare in carcere e costruire insieme ad alcuni detenuti un programma radiofonico, è stata una grande esperienza. Si dice che la radio rende liberi, e in questo caso ne abbiamo avuto la dimostrazione.”

Infine, Silvano Deavi ha ricordato anche l’altro strumento di inclusione sociale che la cooperazione utilizza all’interno del carcere: il lavoro. Oltre al laboratorio di assemblaggio che da 5 anni è gestito dalla cooperativa Kaleidoscopio in collaborazione con la cooperativa Alpi, partiranno a giugno altri due progetti che coinvolgeranno i detenuti: la lavanderia, della cooperativa Le Coste, e la digitalizzazione degli archivi del Servizio provinciale Acque realizzata dalla cooperativa Kinè.

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