Archivi tag: Sostegno al reddito

La comunità al lavoro: la cooperazione sociale in campo dove gli ammortizzatori sociali non arrivano

Il blog riceve e segnala una iniziativa realizzata dalla cooperativa Vesti solidale di Cinisello Balsamo in partenariato con la Caritas di Garbagnate Milanese, anche a partire dallo stimolo generato dall’attivazione del Fondo famiglia e lavoro da parte della Chiesa milanese. Il contesto è quello della crisi economica, delle famiglie che rimangono prive di reddito, degli ammortizzatori sociali che non sempre riescono a coprire tutte le necessità di chi si ritrova privo di reddito:

La crisi economica purtroppo non si è esaurita e chi è stato espulso negli scorsi anno dal mondo del lavoro attraversa sul finire del 2010 il momento forse più difficile in quanto non si intravedo possibilità immediate di reinserimento lavorativo ed i periodi previsti dalla legge per la Cassa Integrazione e l’Indennità di disoccupazione stanno ormai esaurendosi. La perdita del posto di lavoro e l’esaurimento degli ammortizzatori sociali (o addirittura l’impossibilità di accedervi) fanno sì che il rischio di perdere la dignità insieme al lavoro diventi una realtà per molti cittadini.

A fronte di questa situazione il progetto “La comunità al lavoro” prevede la possibilità per i cittadini di impegnarsi a versare per 24 settimane un importo che varia dai 5 ai 50 euro, grazie a al quale alcune persone disoccupate, prive di qualsiasi ammortizzatore sociale e con figli minori a carico verranno assunte con regolare contratto di lavoro da parte della Cooperativa Vesti solidale per un periodo massimodi 6 mesi o per il periodo necessario ad accedere agli ammortizzatori sociali. La cooperativa stessa sostiene in parte con proprie risorse il costo del lavoratore. In sostanza, la comunità locale – le famiglie, la cooperativa, la chiesa –  si attiva per dare risposta ad un proprio problema di grande rilevanza. Ad oggi, due mesi dopo la partenza del progetto, sono state raccolte risorse pari a circa 50 mila euro, che testimoniano il capitale fiduciario della comunità e grazie a cui  4 persone già sono state assunte e altre 2 lo saranno entro fine gennaio.

Annunci

Le scorciatoie per l’integrazione

Pochi giorni fa è apparso su Il Sole24Ore un articolo sulla proposta del Governo britannico di condizionare l’erogazione del sussidio di disoccupazione all’impiego dei disoccupati  in attività lavorativa, generalmente (ma non solo) di utilità sociale. L’intento dichiarato è quello di aiutare il disoccupato a riconquistare ritmi e mentalità tipici del mondo del lavoro (insomma, verrebbe da pensare a noi mediterranei, quella tipica che in Italia ha caratterizzato le persone impegnate in lavori socialmente utili) o forse quello di scoraggiare opportunismi e passività.

Forse qualcosa non torna, in queste proposte. Certo, noi italiani, tra i pochi paesi UE a non avere misure universalistiche di sostegno al reddito, non possiamo certo eccepire sul fronte di una lesione al diritto esigibile ad una capacità di consumo minimo.

Potremo forse storcere il naso nell’intravedere un intento “punitivo” nei confronti dei disoccupati, anche se in fondo pure in Italia sono presenti misure che sanzionano l’indisponibilità al lavoro.

Potremo interrogarci su dove stiano andando i nostri sistemi di welfare – inglese, italiano e di altri paesi occidentali – di fronte a misure il cui sapore ricorda vagamente le sei – ottocentesche workhousee e le poor law alla sostituzione di pezzi del lavoro sociale con disoccupati in libera uscita.

Ma forse, più di tutto, da cooperatori sociali sappiamo che la “mentalità del lavoro”, l’autostima e tutti gli altri esiti positivi auspicati da Cameron non si ottengono con il mero invio coatto ad un impiego lavorativo del proprio tempo. Far (ri) appassionare al lavoro e alla vita attiva si può, entro organizzazioni che abbiano fatto di questo la loro missione e specializzazione. Che possiedano quella “formula non brevettata”, quel mix di organizzazione, risorse umane, competenza, ecc. tipiche delle cooperative sociali. Che non a caso nella propria storia hanno avuto successo con molte persone lontane dal mondo del lavoro, compresi i disoccupati di lungo periodo. Le scorciatoie, invece, di solito non funzionano.