Clausole sociali, quale futuro?

La storia delle cooperative sociali ha storicamente anticipato il dibattito sulle clausole sociali; già nel corso degli anni ottanta si è infatti assistito ai primi accordi con la pubblica amministrazione realtivi ad affidamenti a cooperative sociali che attraverso tali commesse inserissero al lavoro persone svantaggiate. Nel 1991 l’articolo 5 della 381 una sancito tale principio, aprendo la strada alla generalizzazione di questo strumento, grazie al quale sono state inserite nel nostro paese diverse migliaia di persone svantaggiate.

Nel periodo successivo alcune amministrazioni locali si sono date regolamenti basati sulla definizione di quote di commesse da destinare a clausole sociali. Negli ultimi anni si sono però verificati diversi eventi che obbligano ad una riflessione:

  • Nel 1996 la modifica all’articolo 5 della 381 ha limitato la possibilità di affidamenti ristretti alle cooperative sociali alle commesse sotto soglia; la possibilità di affidamenti sopra soglia con clausole sociali con competizione aperta a tutte le imprese è stato poco utilizzata e porta con se alcune incertezze circa la possibilità di valutare adeguatamente il progetto di inserimento in sede di valutazione delle proposte. Tutto ciò rischia di limitare il ruolo della cooperazione sociale a mercati di scarsa rilevanza;
  • paradossalmente, proprio mentre in sede europea cresceva l’attenzione all’esperienza italiana e venivano proposte le prime definizioni delle clausole sociali, le condizioni di bilancio degli enti locali, sempre più problematiche, hanno fatto sì che sempre più spesso vengano scelte le soluzioni di affidamento a più basso costo, con quindi un’attenzione minore alla possibilità di conseguire un risultato sociale attraverso gli affidamenti di commesse pubbliche;
  • l’ultimo intervento legislativo in merito, l’art.52 del D.Lgs. 163/2006, ha introdotto un elemento di confusione, non tanto per possibili interferenze con la 381/1991, esplicitamente escluse, ma, da un punto di vista culturale, concentrandosi su una figura, quella del laboratorio protetto, estranea al nostro ordinamento e peraltro più arretrato e assistenziale rispetto a quella della cooperativa sociale.

La domanda quindi è semplice: quale futuro per le clausole sociali nel nostro paese, quali politiche per rilanciarle.

 

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