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Cooperazione di inserimento lavorativo e mercato: come porsi con successo sul mercato, i settori di attività e le categorie di svantaggio, settori in sviluppo e in crisi, le politiche per favorire l’affermazione delle cooperative B sul mercato

Prato, 1 giugno, convegno regionale sull’inserimento lavorativo

Prosegue il lavoro di tutela e promozione della cooperazione di inserimento lavorativo da parte di Federsolidarietà Toscana; dopo:

  • la firma del “Protocollo di intesa” tra Regione Toscana (sistema delle ASL e degli ESTAV) e Centrali Cooperative per promuovere i rapporti tra le istituzioni pubbliche e la cooperazione sociale per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate del marzo 2010,
  • l’attività svolta dalla Federazione per la diffusione dell’applicazione delle “clausole sociali” negli appalti pubblici, anche in relazione con i seminari nazionali: “Pubblici poteri e cooperazione sociale. Servizi pubblici locali e governance delle politiche” tenutosi a Roma il 20 gennaio scorso e “Pubblici poteri e cooperazione sociale. Servizi Pubblici Locali: sfide del mercato e opportunità per il sistema cooperativo” tenutosi a Soave (VR) il 18 aprile u.s.,
  • il grande evento “LATO B della cooperazione” (c.d. “SI PUO’ FARE 2”) svoltosi al Saschall di Firenze il 4 marzo scorso,

ecco il seminario di livello nazionale:

L’IMPRESA DI COMUNITÀ E L’INSERIMENTO LAVORATIVO
La funzione sociale della cooperazione.
mercoledì, 1° Giugno 2011 – ore 9.00
Sala Ovale – Provincia di Prato, via Ricasoli n. 17 – Prato

L’evento nasce in collegamento con gli orientamenti della Commissione regionale della Federazione sull’inserimento lavorativo che ha auspicato iniziative di sensibilizzazione sul tema e con l’invito di Federsolidarietà nazionale di promuovere la diffusione ed il confronto sui contenuti del LIBRO VERDE sull’inserimento lavorativo.

Il convegno intende promuovere e valorizzare l’operato della cooperazione sociale di tipo B, quella particolare forma di impresa che cerca di stare sul mercato conciliando l’aspetto “sociale” con quello “imprenditoriale”, afferma il Presidente di Federsolidarietà Toscana, Paolo Maroso.

Mi sembra opportuno anche sottolineare – continua Maroso – come la realizzazione dell’evento sia stata possibile grazie alla collaborazione con l’Unione Interprovinciale Firenze – Prato, il contributo della Camera di Commercio di Prato ed il lavoro del Consorzio Astir di Prato che ha messo a disposizione il proprio bagaglio di significatività territoriale per accedere ai fondi disponibili e metterli poi a disposizione delle strategie della Federazione. Ritengo che sia una prassi replicabile con questo od altri format e contenuti e che possa, quindi, essere solo il primo esempio di una sinergia a più livelli significativa di per sé ed estremamente utile in un momento in cui politica e mercato rappresentano per la cooperazione sociale fonti di grossi interrogativi dopo più di venti anni di collaborazione.

Il convegno, dopo i saluti dei referenti locali della cooperazione, autorità civili e religiose, si svilupperà a partire da tre relazioni di livello nazionale a cura di:

  • Giuseppe Guerini, Presidente nazionale di Federsolidarietà, sul profilo normativo attuale in relazione all’inserimento lavorativo e sul libro verde;
  • Gino Mazzoli, psicosociologo, che si occupa da oltre 20 anni di ricerca, formazione e consulenza verso servizi di welfare dedicandosi, in modo particolare, alla costruzione di network territoriali con cittadini, terzo settore e istituzioni, in particolare per affrontare i nuovi disagi, per lo più invisibili, da cui sono attraversati strati sempre più diffusi di popolazione e famiglie;
  • Ruggero Villani di A.I.C.C.O.N (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non-profit) sul valore aggiunto rappresentato dall’inserimento lavorativo, seguendo così un percorso ideale che parte dall’esperienza del FARE, con le sue difficoltà e opportunità, prosegue considerando l’attualità dei BISOGNI, cui il nostro fare contribuisce a rispondere, e si conclude con una sorta di certificazione dell’UTILITA’ dell’esperienza cooperativa in questo campo.

La seconda parte della mattinata vedrà protagonisti i rappresentanti delle Istituzioni regionali e locali (tra cui l’Assessore regionale all’Ambiente ed energia, Anna Rita Bramerini) che saranno coinvolti in una vera e propria intervista sulla condivisione dei temi tracciati dalle relazioni, sulla volontà di sostegno rispetto alle politiche di welfare e, in particolare, sul ruolo che la cooperazione sociale ritengono utile che possa svolgere oggi.

Le interviste, peraltro, saranno introdotte da alcuni brevi filmati utilizzati per l’evento dello scorso 4 marzo al Saschall di Firenze, a significare un’ideale continuità con quell’evento.

Per scaricare il programma del convegno cliccare qui.

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Guerini: cooperazione sociale, giustizia sociale, concorrenza e servizi pubblici locali

Da qualche mese Federsolidarietà è impegnata in un percorso di promozione e  approfondimento sul ruolo delle cooperative per l’inserimento lavorativo ed in questo contesto si colloca anche il seminario che si è tenuto in Veneto a Soave il 7 aprile. E’ stata la seconda tappa del programma formativo di Federsolidarietà Confcooperative nel 2011, che si è incentrata sulla partecipazione dei consorzi di cooperative sociali agli appalti pubblici,  sulla nuova disciplina delle reti di impresa, sulla conoscenza delle società miste tra enti pubblici e imprese e cooperative, sulle modalità con cui garantire la cessione di quote di società pubbliche ai privati. Pubblichiamo una sintesi dell’inervento del presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini.

… Con i diversi seminari di presentazione del “Libro verde sulle cooperative sociali di inserimento lavorativo”, ci proponiamo in prima istanza di ribadire la priorità che il sistema della cooperazione di Confcooperative vuole riservare al lavoro e all’occupazione come strategia per lo sviluppo e per la crescita che non si realizza pienamente se non si accompagna anche con l’inclusione sociale e la solidarietà. Occorre che lo ricordiamo sempre ai nostri interlocutori e a noi stessi. Anche quando, come oggi, ci si concentra sugli aspetti giuridici e tecnici, su strumenti e forme istituzionali, noi ci stiamo occupando di realizzare una missione sociale che si chiama emancipazione delle persone attraverso un lavoro dignitoso. Questo è il valore che ci spinge a chiedere le attenzioni specifiche che prendono la forma legislativa o amministrativa di una convenzione o di una “Clausola Sociale”. Per questo, a fianco dell’attività di ricerca e studio, dobbiamo tenere alta la soglia dell’attenzione “politica e motivazionale”. Quello che noi ci proponiamo è di elevare allo stesso piano di priorità il principio di “equità e giustizia sociale”  con quello della ”concorrenza”, che purtroppo in questi anni di celebrazione di un pensiero unico del mercato imperante sono stati disassati! … Dobbiamo convincere i decisori politici che le convenzioni e le clausole sociali non servono ad aprire spazi di mercato alle cooperative sociali, perché altrimenti non si spiegherebbe come gran parte della nostra crescita si realizzi in verità fuori dalle convenzioni, nel mercato: le clausole sociali e le convenzioni servono a ripristinare un equilibrio precompetitivo che riguarda l’assegnazione di una pari dignità tra principio di cittadinanza delle persone e principio di concorrenza tra le imprese.

Intanto, nel contesto politico più generale ci sono due questioni rilevanti che si sono affacciate e di cui occorre tenere conto. La prima è che due mesi fa la Commissione Europeaha lanciato una consultazione attraverso un Libro Verde sulla modernizzazione della politica dell’Unione europea in materia di appalti pubblici finalizzata ad acquisire elementi di informazione e di valutazione in vista della revisione della disciplina europea degli appalti pubblici, e quindi delle direttive n. 17 (settori speciali) e n. 18 del 2004 (settori ordinari). A livello comunitario si è quindi aperto il confronto che auspicavamo sulle diverse problematiche (di carattere giuridico, di efficienza amministrativa, economica e di regolazione del mercato, di valorizzazione delle clausole sociali) che riguardano la materia degli appalti, attraverso una puntuale ricognizione dei problemi emersi con riferimento all’attuazione della normativa europea vigente e alla possibilità di apportare ad essa le correzioni e le integrazioni che risulteranno necessarie ed opportune. Basti a tale proposito citare la ben nota vicenda degli appalti riservati. Federsolidarietà ha contribuito in maniera sostanziale alla costruzione della posizione che Confcooperative proprio oggi, giornata che segna il termine di questa fase di consultazione, sta inviando alla Commissione. In particolare, in relazione ai temi del seminario di oggi, abbiamo messo in evidenza le problematiche, le opportunità e le potenzialità non ancora sfruttate in relazione alla possibilità di prevedere clausole sociali mirate all’inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro, alla necessità di alzare le soglie comunitarie, all’importanza di contrastare il dumping sul costo del lavoro e di valorizzare i principi della solidarietà e della sussidiarietà anche in tema di appalti. E, naturalmente, si è messa in evidenza anche la questione relativa ai laboratori protetti e ai programmi di lavoro protetti, in relazione all’esperienza italiana delle cooperative sociali di tipo b). L’orizzonte temporale delle modifiche non è immediato, ma crediamo importante che si sia aperto un dibattito e che questo sia incentrato sulle criticità che anche il sistema della cooperazione sociale in questi anni ha evidenziato. È importante che in questo dibattito europeo la nostra posizione sia affermata e difesa.  L’auspicio è che gli strumenti della sussidiarietà, di cui gli atti del seminario propongono un’ampia analisi, siano adoperati in misura maggiore, a partire dalle opportune modifiche legislative a livello europeo e a livello nazionale.

Un secondo aspetto che riteniamo importante evidenziare oggi riguarda una questione apparentemente lontana: i referendum abrogativi popolari che si terranno il prossimo 12 e  13 giugno. Uno dei tre referendum, riguarda proprio la riforma della nuova disciplina dell’art. 23 bis del decreto-legge 112/2008 sugli affidamenti dei servizi pubblici locali. Il quesito referendario, che nella traduzione semplicistica dei notiziari è stato focalizzato sulla questione dell’acqua, propone l’abrogazione di tutta la normativa sugli affidamenti dei servizi pubblici locali, sulle cui criticità e opportunità saranno in parte concentrati i lavori di oggi. Il referendum impone ai cittadine scelte nette: si o no. Da una parte l’abrogazione di questa norma elimina all’origine le criticità determinate dalle dibattute sentenze che appunto escludevano i servizi pubblici locali dall’ambito di applicazione delle convenzioni ex art. 5 della legge 381 del 1991. Dall’altra, ovviamente, interrompe il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e, quindi, la possibilità di dare maggiore mobilità e spazi di inserimento in alcuni settori in cui operano le cooperative. Senza ovviamente inoltrarci sul terreno delle scelte e dei posizionamenti di voto che, ovviamente, lasciamo che si svolga nelle sedi opportune, si presenta però un occasione per sviluppare un ragionamento più articolato sul tema dei beni comuni o dei servizi pubblici, che attribuisce ulteriore efficacia e attualità agli interventi di questa giornata. Noi crediamo che i beni comuni, l’acqua, le infrastrutture, le reti di distribuzione, i servizi sociali del territorio devono trovare un equilibrio nelle modalità di gestione che non possono trovare una sintesi in slogan quali “pubblico è bello” oppure “privatizzazioni e libera concorrenza”. Lo sanno bene i cooperatori sociali che in questi anni hanno sviluppato modelli integrati di gestione dei beni comuni, buone prassi di sussidiarietà, in sintesi quello che è previsto dall’art. 1 della legge 381: una modalità privata, non profit e multistakeholder, di perseguire l’interesse generale della comunità.  Saremmo certamente preda di un delirio di onnipotenza o quanto meno di un inopportuno velleitarismo, se volessimo candidare la cooperazione sociale alla gestione di tutti i servizi pubblici, in particolare quelli più complessi, dalla cura dell’ambiente, alla manutenzione della rete idrica e delle infrastrutture. Tuttavia, forse, potremmo proporre un modello che, a partire dalla funzione pubblica riconosciuta a organizzazioni private impressa nella legge istitutiva della cooperazione sociale, che quest’anno celebra il ventennale, candidi imprese sociali, private per organizzazione e pubbliche per funzione, alla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali. Una riproposizione del modello della forma cooperativa in se potrebbe esser un validissimo strumento per sottrarre dalla polarizzazione tutto privato-tutto pubblico la riflessione sui beni pubblici. In fondo, come  abbiamo visto troppe volte, una azienda totalmente pubblica (pensiamo alle ASL o alle AO inLombardia) che ha a capo un manager che di pubblico a solo la nomina poi governa in forma del tutto monocratica, né più né meno che se fosse appunto il manager di un impresa ordinaria.

Veneto, cooperativa Primavera: l’innovazione è imparare dalle buone prassi, realizzarle e diffonderle

Tra gli interventi raccolti nel corso del seminario di Federsolidarietà Veneto vi è anche quello di Paolo Tosato della cooperativa Primavera, che è sotto riportato in sintesi.

Cercare di offrire nuovi spunti e nuove idee per le cooperative sociali di tipo B rischia di essere semplicemente un esercizio mentale che facciamo credendoci degli innovatori mentre per lo più siamo cooperatori che hanno percorso delle strade, in gran parte già percorse da altri, imparando dagli errori altrui e valorizzando invece le felici intuizioni. Non ho difficoltà ad ammettere che gli strumenti che ci hanno permesso, pur in periodi di crisi, di aumentare le attività e di far partire nuovi settori, state mutuate da altre realtà; senza mezzi termini direi che abbiamo copiato la progettualità del Consorzio InConcerto, e lo spirito d’impresa nel settore edile di alcune cooperative bresciane che ci hanno offerto la loro esperienza. Non credo conseguentemente che trovare nuove strade sia il nostro fine, credo che l’innovazione fine  a se stessa risulta essere una perdita di tempo, credo che la prima innovazione sia riscoprire il nostro essere cooperative sociali. Per questo veniamo preferiti ad altre forme d’impresa per questo ci distinguiamo e questo è il nostro valore aggiunto.

Questo non significa sottovalutare gli aspetti tecnici del nostro lavoro. Crescere in termini di competenze e di imprenditorialità sono passaggi fondamentali e dirimenti rispetto al futuro delle nostre realtà, ma sono sforzi inutili se non mettiamo preliminarmente in chiaro che la cooperazione sociale fa bene il proprio lavoro mantenendo l’obbiettivo sulla promozione della persona e sul sostegno alle fasce deboli. Questo significa fare quello che gli altri non fanno, prima di tutto perché siamo quello che gli altri non sono.

Sicuramente dobbiamo puntare all’eccellenza, e per questo dobbiamo in spirito cooperativo addestrarci tutti a valorizzare, senza rivalità ed invidie, all’interno del nostro mondo le esperienze migliori e porle a sistema, imparare da queste perché alzino la qualità del nostro essere imprese. Come in una gara ciclistica la fuga di alcuni alza la velocità media del gruppo, così nel sistema della cooperazione sociale le punte di eccellenza devono essere da stimolo per tutti per  crescere e per affrontare un mercato che ha posto come valore fondamentale per il proprio esistere la libera competizione fra tutti gli attori economici. E per competere dobbiamo fare bene il nostro lavoro ma farlo in modo diverso, portando un valore aggiunto che altri non possono portare.

Non ho difficoltà ad affermare che in un momento di crisi occupazionale le cooperative sociali, A e B indistintamente, non si possono chiamare fuori. L’occupazione, il lavoro ed il reddito, nella nostra società, sono fondamenti indispensabili per il benessere della persona. Credo che siamo chiamati  ad intervenire la dove c’è un bisogno reale e dove la nostra sussidiarietà può davvero fare la differenza. Creare posti di lavoro stabili in un momento in cui le altre forme d’impresa perdono occupazione ci dà finalmente la possibilità di distinguere e di affermare una volta ancora, e credo con maggiore forza, che la cooperazione sociale è una forma d’impresa che può davvero cambiare in meglio la società. Ed è questo che dobbiamo mettere in mano ai nostri rappresentanti di Federsolidarietà perché venga messo a valore nelle sedi opportune e ci consenta di trarre vantaggi per tutto il sistema. …

Purtroppo, e dispiace dirlo, talvolta il limite delle cooperative è quello di saper cooperare. Le difficoltà nel mettere insieme realtà diverse sono enormi e a volte non basta nemmeno la necessità ad indurre i cooperatori a trovare le strade per superare le difficoltà. Probabilmente su questo aspetto è necessario un impegno particolare dell’associazione di rappresentanza, impegno volto a far comprendere innanzitutto come il novanta per cento delle nostre realtà da solo non ha le dimensioni per competere nel prossimo decennio in un mercato che continua ad alzare la soglia minima di sopravvivenza ed in secondo luogo a formare cooperatori prima che manager, persone interessate al benessere della persona prima che buoni contabili, perché le capacità tecniche, seppur indispensabili, si possono imparare, le capacità umane e l’essere cooperatori invece è un modo di essere e per questo va formato.

Cento Orizzonti, profit e non profit scommettono insieme

Tra le esperienze presentate nel seminario di Federsolidarietà Veneto vi è quella del consorzio Cento Orizzonti. Si tratta di un consorzio stabile, nato per sviluppare una forte struttura centralizzata per l’analisi e lo sviluppo delle progettualità e di controllo dell’operatività, valorizzando al tempo stesso le realtà territoriali, in alcuni specifici settori di attività:

  • prenotazione telefonica delle visite;
  • gestione documentale;
  • archiviazione;
  • gestione di sportelli;
  • gestione di call center.

Si tratta di attività che se ben gestite hanno un forte impatto territoriale e un notevole riconoscimento sociale; è un settore particolare, non presidiato da  “società pubbliche”. Anche la cooperazione era assente; si trattava di servizi a gestione pubblica che ad un certo punto hanno inziato a rappresentare uno spazio di mercato libero (poi velocemente riempitosi), che Cento Orizzonti ha in parte occupato con un ruolo da protagonisti. Cento Orizzonti ha quindi una sola mission: “portare a casa lavoro per i suoi associati”: questo per creare e consolidare occupazione, soprattutto a favore di persone svantaggiate. Come ovvia conseguenza vi è quella di difendere gli investimenti dei soci.

Gli aspetti di particolare interesse sono la scelta societaria (Cento Orizzonti è un consorzio stabile) è il fatto che Cento Orizzonti abbia come propri associati per il 50% soggetti for profit e per il 50% cooperative sociali.

Rispetto alla forma societaria, la soluzione è stata adottata dopo averne scartato le altre che sarebbero risultati paralizzanti sul piano della partecipazione alle gare. Di fatto, in sede di gara in caso di RTI ogni volta sarebbe stato necessario acquisire la documentazione di tutte le cooperative, mentre nel caso di consorzi non stabili o cooperativi sarebbe necessario organizzare volta per volta forme di avvalimento.

La collaborazione con il profit nasce dalla consapevolezza che le cooperative sociali avevano bisogno di supporto per la parte tecnologica e avevano, da sole, minore capacità di investimento, oltre che una certa inesperienza. Il profit ha inoltre messo in mostra la capacità di investire sul fronte commerciale in misura che non sarebbe sostenibile per le sole cooperative sociali. Da parte loro le cooperative sociali hanno invece il valore aggiunto del radicamento territoriale diffuso, quello che manca alle imprese profit di medie e grosse dimensioni: la capacità di intercettare umori, informazioni, conoscenze del territorio, combinata  con la capacità di creare un interfaccia diretto con le istituzioni pubbliche locali, che consente di raggiungere mercati o nicchie di mercati che altri competitor non possono raggiungere.

Consorzio In Concerto: integrazione e flessibilità per l’inserimento lavorativo

Il seminario di Federsolidarietà Veneto ha offerto la possibilità di conoscere numerose esperienze imprenditoriali eccellenti; oggi il blog si dedica al  consorzio In Concerto, riproducendo di seguito una sintesi della relazione presentata durante il seminario.

Il Consorzio In Concerto nasce nel 2002, ed è il completamento di un percorso sociale virtuoso, acceso dalla cooperativa socio assistenziale L’Incontro nel 1991, fondata nello stesso anno e di cui, quest’anno, si festeggia il ventennale. La cooperativa L’Incontro, dopo le prime esperienze di educazione e riabilitazione delle persone con disabilità psichiatrica attraverso attività lavorative, capisce l’indispensabile necessità per queste persone di avere accesso, dopo la prima fase di permanenza nei COD (Centri Occupazionali Diurni), al mercato del lavoro. Per questo la cooperativa stessa dà vita ad alcune cooperative di inserimento lavorativo, aggregandole poi, attraverso lo strumento consortile.

Tra gli aspetti più rilevanti dell’attività consortile, va evidenziato come In Concerto agisca  da  “referente  e  garante  contrattuale”  nei  confronti  dei  principali  clienti pubblici e privati, assicurando così agli associati il vantaggio competitivo delle offerte in “Global Service” che  si  configura  più  sovente  nell’offerta di  servizi  di  assistenza  alla persona, congiuntamente a servizi di lavanderia, pulizie, catering e trasporti, cura del verde  e  manutenzioni,  i  quali  a  loro  volta  sono  forniti  da  cooperative  sociali  che accolgono  soci-lavoratori  svantaggiati (a questo proposito In Concerto parla di  “Social Global Service”).

In Concerto ha quindi una struttura fortemente integrata, ma anche fortemente flessibile, che facilita i processi di acquisizione di risorse finanziarie necessarie allo sviluppo, oltre che le economie di scala con i servizi trasversali. Ciò ha rappresentato un chiaro vantaggio nell’affrontare le criticità della crisi industriale, laddove  la diversificazione produttiva ha premiato le cooperative dei servizi che hanno continuato a crescere, mentre tutte le cooperative dell’area industriale hanno scelto, come era giusto ed ovvio, di non ridurre il personale, ma la loro altrettanto ovvia perdita è stata coperta dalla solidarietà di rete. Oltre a ciò diversi posti di lavoro sono stati garantiti dalla mobilità interna temporanea tra le cooperative, gestita attraverso un protocollo concordato con il Sindacato e la cui progettazione è stata condivisa con Veneto Lavoro.

Un ambiente produttivo così variegato  presenta molteplici opportunità per gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate, sia dall’esterno che dall’interno (dai COD). Molto spesso, inoltre, il Consorzio gestisce direttamente, quale soggetto promotore, tirocini appositamente calibrati alla tipologia di disagio e/o di svantaggio.

Qualche volta le cooperative B fanno fatica

Nel seminario di Federsolidarietà Puglia del gennaio scorso, accanto alle esperienze di successo, è stata raccontata anche un’esperienza difficile, che merita di essere raccontata per riflettere sul tema del mercato in cui opera una cooperativa sociale di tipo B.

Una cooperativa sociale salentina aveva deciso, dato i buoni esiti che stava riscuotendo sul mercato, di fare degli investimenti realizzando due settori produttivi a livello industriale, una dedicato alla cartotecnica e l’altro alla legatoria, superando ed abbandonando il livello artigianale. A causa del cambiamento del mercato, che si è manifestato al termine della realizzazione degli investimenti, la cooperativa ha iniziato a subire una forte crisi. Il settore della cartotecnica, infatti, si è trovato a competere con l’ingresso sul mercato dei prodotti asiatici; lo stesso è avvenuto per il settore della legatoria, dove nonostante l’abbattimento degli oneri sociali per l’assunzione dei soggetti svantaggiati, la cooperativa non è stata in grado di competere con i prezzi dei prodotti offerti dai mercati asiatici. L’esperienza si è risolta con la vendita della struttura ad un’impresa profit e l’abbandono del sogno e progetto di inserimento lavorativo attuato in forma cooperativa.

L’esperienza ha insegnato, innanzitutto, la necessità di orientare la cooperativa alla stregua di una qualsiasi altra tipologia di impresa presente sul mercato ed operante nello stesso settore produttivo ma anche l’opportunità di usare chiavi di lettura del mercato simili a quelle del mondo profit, capaci di leggere i cambiamenti in atto e prevenirne le eventuali conseguenze. Allo stesso tempo, si è evidenziata l’urgenza di avviare delle strategie di collaborazione ed azioni innovative con il mondo delle imprese profit, che possano supportare i processi e progetti avviati dalle cooperative sociali, valorizzando il contenuto della mission aziendale di queste ultime.

15 marzo, tocca al Veneto

Federsolidarietà Veneto ha fissato per il 15 marzo il proprio seminario di discussione sul Libro Verde, che approfondirà il tema “Inserimento lavorativo, mercato, impresa“. Di seguito è riportato un documento elaborato su questo argomento dalla Federazione Veneta in preparazione all’incontro.

Inserimento lavorativo, mercato, impresa

Prima di tutto è necessario soffermarsi sulle caratteristiche di intervento delle cooperative d i tipo b:

  • quelle orientate maggiormente a un lavoro di accoglimento e transito in cooperativa (e quindi più vicine all’intervento alla persona e più attente quindi agli strumenti di politiche attive del lavoro – modello emiliano);
  • quelle caratterizzate da una più marcata attenzione al mercato (modello veneto – lombardo).

Tra le caratterizzazioni di queste ultime c’è una netta distinzione tra quelle che operano sostanzialmente nel mercato dei servizi o produzione per l’ente pubblico (la maggioranza) e quelle che operano nel mercato, evidenziando che tale caratterizzazione qualifica ulteriormente la capacità di far sintesi tra le regole di mercato e l’accoglienza lavorativa delle persone svantaggiate. Si è comunque registrato che esperienze significative di collaborazioni con clienti committenti privati siano più facili e duraturi con le aziende grosse e con marchi importanti con cui poter tradurre con numeri significativi il collocamento di persone svantaggiate; più stentata la situazione registrata tra le piccole realtà che stanno soffrendo la crisi generalizzata e che spesso si trovano a dover ricostruire offerte di servizi per continuare nella sopravvivenza.

Si è annotato successivamente il sostanziale fallimento dell’applicazione degli art. 12, 12 bis e 14, suffragato dai dati generali emersi tra quelli consegnati e questo a causa di evidenti variazioni di mercato, dall’aumento delle aziende in crisi, dalle deroghe ottenute, ecc. Si ritiene possano esserci ancora buone opportunità da esplorare spingendosi nei territori ove operano le grandi aziende, che, come detto prima, riescono con maggior facilità a comprendere il valore e il vantaggio complessivo di operazioni di questo tipo. Permane la necessità comunque di rivedere gli attuali schemi di applicazione particolarmente gravosi e la forte resistenza delle associazioni di rappresentanza delle persone invalide. Inoltre le Provincie, che hanno competenza in ciò, non supportano adeguatamente tali iniziative.

Molto spazio è stato dato all’approfondimento circa il concetto di sostenibilità aziendale che naturalmente può trovare diversa declinazione all’interno di ogni realtà. In sostanza si evidenzia la necessità di dare un indirizzo (il più persuasivo possibile) alle cooperative (soprattutto quelle piccole e piccolissime) nel mirare o individuare strategie di crescita, accorpamento, fusione tra varie realtà, al fine di poter organizzare con competenza, qualità e conseguente competitività la propria proposta di produzione di beni o servizi.

Tali risultati sono raggiungibili anche attraverso la partecipazione in Consorzi, con l’accortezza però che sia ben chiara e condivisa la natura imprenditoriale degli stessi (consorzi di scopo o di sole tipo b) e che abbiano un’adeguata autonomia dagli ambiti politici di rappresentanza associativa garantita invece all’interno delle federazioni.

Meno marcata la discussione sul concetto di territorialità e su quali debbano essere le strategie imprenditoriali di crescita in altri mercati o territori, ovvero il rispetto delle altre realtà cooperative che già operano in altre zone ove viene bandita una gara o si viene invitati alla partecipazione per una selezione o per un’eventuale sostituzione delle stesse. Qui il dibattito sulla concorrenza tra le tipo b è completamente aperto, serve buon senso ma rigore, va premiato chi ha saputo predisporre un’organizzazione di servizio migliorativa e all’avanguardia, ma non possono essere abbandonate quelle più indietro in tale percorso. Si torna all’invito precedente, mettere cioè tutte le cooperative nella condizione di poter crescere e migliorare, prima che il mercato e la selezione voluta (ad esempio negli enti pubblici) attraverso le gare agiscano inesorabilmente.

Si è rilevata inoltre la necessità di proseguire nel lavoro di riconoscimento dell’allargamento delle categorie di svantaggio, vista il perdurare della critica situazione economica che di fatto crea continuamente nuovi disoccupati cui spesso siamo chiamati a dare risposte di lavoro. Fasce deboli da sempre presenti nella nostra società e queste nuove povertà sono in forte aumento: vanno definite le misure a sostegno a queste persone.

L’orgoglio di vivere del proprio lavoro

La cooperativa Nuovi Sentieri è stata presentata come buona prassi da Federsolidarietà Puglia nel seminario del 24 gennaio. La cooperativa opera nell’inserimento lavorativo dei soggetti diversamente abili (che rappresentano ben il 70% dei lavoratori) attraverso la gestione inizialmente dei servizi di pulizia e, da qualche anno di serre per la produzione di piante aromatiche. Il problema che la cooperativa ha dovuto subito affrontare in questo secondo settore, avviato anche grazie ad un progetto Fertilità, è stato quello di come conquistare il mercato e i clienti. La cooperativa ha intrapreso un percorso di scelte molto forti ed etiche, decidendo di rispettare in toto i dettami del CCNL di riferimento, la normativa in materia di collocamento, vincoli spesso disattesi ed elusi dal mondo del privato, puntando quindi sulla realizzazione di prodotti di qualità.

Ciò che resta difficile da comunicare, sottolineano dalla cooperativa, è  il valore sociale che si nasconde dietro una piantina prodotta. Non si tratta di una semplice pianta ma di un insieme di persone che hanno la volontà di riscattarsi socialmente, di occupare un posto da cittadini a pieno titolo nel nostro Paese, distanziandosi dalle logiche assistenzialistiche che spesso governano l’esistenza dei soggetti diversamente abili. Con orgoglio e dignità, alcuni lavoratori della cooperativa hanno scelto di rinunciare alla pensione sociale di invalidità pur di poter continuare a lavorare in cooperativa e sentirsi parte attiva del ciclo produttivo della comunità in cui vivono contribuendo attivamente alla produzione del sistema economico. Tra l’altro la scelta operata da questi soggetti determina un contenimento dei costi assistenziali realizzando un importante alleggerimento dello Stato sociale e del carico familiare.

Al fine di valorizzare questa esperienza, si sta tentando, con il consorzio a cui è associata la cooperativa, di realizzare una sorta di piattaforma commerciale sul web (e-bay sociale) che possa non solo incentivare la commercializzazione dei prodotti ma anche divulgare il concetto di cooperative sociali a “doppio prodotto” (l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, in primis, e la produzione/erogazione di beni e/o servizi). È necessario, inoltre, promuovere protocolli, accordi, reti con altri soggetti presenti sul territorio e che possono rappresentare un valore aggiunto all’intera operazione sociale messa in atto dalle singole cooperative o dal movimento nel suo insieme.

Va anche segnalato che la cooperativa è stata protagonista della sottoscrizione della prima convenzione in Puglia in applicazione all’art. 12 bis della L. 68/99. La convenzione prevede, accanto allo svolgimento del servizio di pulizia,  anche il servizio di tutoraggio che fa sentire l’impresa garantita dalla presenza della cooperativa sociale di tipo B.

Cooperazione B: siamo veramente imprese?

Nel corso del Seminario del 20 gennaio su cooperazione sociale e servizi pubblici locali è intervenuto Mauro Ponzi a nome di CGM – Welfare Italia. Il suo contributo è partito dall’evidenziare alcune questioni, anche provocatorie, che ci portino a riflettere su cosa intendiamo per inserimento lavorativo: produrre oggettistica scadente, oppure vendere prodotti ai mercatini parrocchiali, possono essere veramente considerate delle azioni di inserimento lavorativo, o talvolta si rischia di confondere lavoro e terapia occupazionale, rendendo le B di fatto delle A travestite? Questo rischio si può verificare sia per una tendenza al “buonismo” delle cooperative, sia per il tipo di rapporto che si instaura con la pubblica amministrazione, con il risultato di trasformare la cooperativa in uno “stoccaggio di bisogni” invece che un luogo di lavoro.

Contro questo rischio, Mauro Ponzi ha presentato l’esperienza del consorzio Oscar Romero di Reggio Emilia, dal primo protocollo di intesa tra cooperative sociali e azienda municipalizzata operante nel settore ambientale, risalente al 1994, sino ad oggi. Il consorzio è passato in questi anni da esperienze di lavori relativamente semplici, quali le guardianie alle isole ecologiche e lavori di spazzamento manuale delle strade a lavori complessi realizzati grazie ad investimenti significativi in mezzi e macchinari, da un fatturato di 385 mila euro nel 1995 agli oltre sette milioni di euro attuali, dalle iniziali 22 persone alle 113 del 2009. Tutto ciò è dunque l’esito della capacità di percepirsi come esperienza impresa, di investire, professionalizzarsi, accettare e vincere la sfida del mercato per creare lavoro vero.

I settori di attività: dati da un campione

Si conclude oggi la rassegna dei dati con un’analisi dei settori merceologici di attività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo. Sulla base di una analisi di un campione rappresentativo di 1.000 cooperative sociali di inserimento lavorativo, è stato analizzato il settore merceologico in cui operano a partire dalla classificazione Istat (codici Ateco). Le tabelle che seguono sintetizzano in quali settori operano le cooperative sociali di tipo b). La prima tabella evidenzia la percentuale di cooperative impegnate nei settori indicati; la seconda invece illustra in termini percentuali a quanto ammonta il fatturato in ciascun settore.

Settori in cui operano le cooperative sociali di inserimento lavorativo (2009)

Settore Percentuale (%)
Servizi (attività  di servizi di sostegno alle imprese, consulenza imprenditoriale, tecnica e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale, i servizi connessi alle tecnologie dell’informatica, elaborazioni elettroniche di dati, attività  dei servizi di informazione) 21,1
Produzioni, fabbricazioni (istallazione impianti (elettricità, energia, etc.), falegnamerie, lavanderie industriali) 15,6
Pulizie 14,6
Varie (servizi di ricerca, selezione, collocamento e supporto per il ricollocamento di personale, informatica e elaborazione elettronica di dati, attività editoriali e servizi pubblicitari, gestione biblioteche e archivi, cura degli animali etc) 10,5
Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole) 8,7
Agricoltura 5,5
Raccolta e smaltimento rifiuti 4,7
Commercio 3,8
Ristorazione 3,3
Edilizia 2,6
Residenzialità 2,5
Gestione impianti (parcheggi, sportivi, etc.) 1,7
Trasporti persone 1,1
Turismo, gestione musei, agenzie viaggi etc. 1,0
Istruzione/formazione 0,9
Attività  dei call center 0,7
Cooperazione internazionale 0,5
Trasporti merci 0,5
Totale 100,00

I settori che raggruppano cooperative sociali con fatturati più alti sono quelli delle pulizie e della raccolta e smaltimento dei rifiuti, in particolare attraverso le attività specializzate della raccolta differenziata. Anche le cooperative che operano nella piccola industria manifatturiera, nel settore del commercio, nei servizi amministrativi alle imprese e le cooperative sociali “verdi” impegnate nella cura e manutenzione del paesaggio e nella gestione dei parchi hanno un fatturato medio maggiore rispetto agli altri settori.

Fatturato aggregato delle cooperative sociali di inserimento lavorativo per settori (2008)

Settore Percentuale fatturato  

(%)

Servizi 20,3
Pulizie 20,3
Produzioni, fabbricazioni etc. 14,2
Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole) 11,4
Raccolta e smaltimento rifiuti 7,9
Varie 6,2
Commercio 4,9
Agricoltura 3,9
Residenzialità 3,5
Ristorazione 2,0
Edilizia 1,5
Trasporti persone 1,1
Gestione impianti (parcheggi, sportivi, etc.) 0,7
Attività  dei call center 0,5
Istruzione/formazione 0,4
Turismo 0,4
Trasporti merci 0,4
Cooperazione internazionale 0,2
Totale 100,0