Inserimento lavorativo, mercato e impresa

Inserimento lavorativo, mercato, impresa costituiscono un insieme inscindibile, punto di forza che caratterizza la nostra esperienza, ma al tempo stesso luogo di possibili criticità, soprattutto quando il mercato diventa più selettivo. Nella storia della cooperazione sociale ci sono esempi di cooperative che sono riuscite ad affermarsi sul mercato aperto, a concorrere con successo pur avvalendosi del lavoratori che le altre imprese rifiutano. Qual è la formula grazie a cui questo avviene? In che modo queste esperienze sono riproducibili? In quali mercati la cooperazione di inserimento lavorativo può svilupparsi e con quali politiche proprie e delle istituzioni?

Questi successi candidano la cooperazione sociale come soggetto da coinvolgere anche nelle politiche di sviluppo locale (oltre che di integrazione), vista la capacità di creare impresa in condizioni di partenza generalmente ritenute sfavorevoli. Al tempo stesso si avvertono però segnali di fatica, sia da parte di cooperative che lavorano su mercati più esposti alla concorrenza internazionale sia di altre che, su mercati pubblici e privati, hanno avvertito in modo critico la ricerca esasperata di risparmio da parte dei clienti. Diventa in questi casi difficile mantenere l’equilibrio economico e talvolta vi è il rischio che manchino risorse ed energie per adempiere alla propria funzione sociale, che nel risenta la qualità dei percorsi di inserimento lavorativo.

E infine, anche se approfondiremo questo tema in altre occasioni: se le cooperative B sono imprese che operano sul mercato, che rapporti instaurano con il resto del sistema imprenditoriale? E con le cooperative non sociali che spesso operano sui medesimi mercati?

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Una risposta a “Inserimento lavorativo, mercato e impresa

  1. Ricominciamo da Noi.
    Vorrei condividere con tutti un’idea di fare cooperazione sociale nasce dall’esperienza diretta.
    Nella mia attività lavorativa di responsabile commerciale di una Cooperativa Sociale di tipo B, mi confronto con comuni e provincie con risorse sempre più esigue, clienti privati sempre più numerosi (aziende) ed una concorrenza rappresentata sempre più spesso da Imprese “profit”, quindi tutt’altro che sociali.
    In tali rapporti commerciali invariabilmente predomina l’importanza del rapporto qualità-prezzo, raramente la valenza “sociale” della nostra attività si dimostra determinante, se non in ambito di convenzione 381/91.
    Inoltre, un errore frequente tra noi cooperatori sociali è quello di dare per scontato che la comunità civile in cui operiamo conosca la nostra realtà, le problematiche e di conseguenza il significato del nostro lavoro, quando invece spesso non è così. Ad esempio è concezione diffusa che una cooperativa sociale debba costare meno, grazie a non meglio precisati “contributi pubblici” e “vantaggi fiscali”, peraltro del tutto inesistenti.
    In questo senso, molto c’è ancora da fare per migliorare la comunicazione con la società civile, aprendo un dialogo sul campo, con progetti e risposte concrete ai bisogni della comunità.
    Le comunità sono fatte di persone, e come tali hanno dei bisogni cui il soggetto pubblico non sempre riesce a sopperire.
    La situazione di crisi economica in cui viviamo può diventare una grande opportunità per crescere insieme.
    Di fatto, “restare sul mercato oggi” per una cooperativa sociale è secondo me molto più che una semplice sfida, e non possiamo pensare di affrontarla singolarmente, continuando a privilegiare il dialogo con il soggetto pubblico, il quale sempre più spesso ci considera interlocutori ormai consolidati e quindi “scontati”, con il rischio da parte nostra di considerare il ruolo pubblico come una semplice fonte di appalti e di fatturato da spartire tra consorzi di cooperative sociali più o meno strutturati.
    Oggi possiamo e dobbiamo cominciare a parlare tra noi Cooperatori Sociali, individuare insieme le sinergie che possono portare alla costruzione di una rete di servizi complementari e correlati, e diventare per tutta la comunità un punto di riferimento.
    Sarà quindi l’Amministratore Pubblico che verrà a chiederci un supporto per offrire un servizio di qualità e dare risposte concrete ai bisogni della comunità.

    Credo fermamente, e la mia esperienza lavorativa me ne da conferma ogni giorno, che la Cooperazione Sociale può diventare il modello per la società di oggi.
    Per eliminare le disuguaglianze, per aiutare chi è più debole a procurarsi i mezzi e gli strumenti adeguati di cui non dispone, mettiamo insieme le nostre risorse.
    Ricominciamo da noi.

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