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Catania, 30-31 maggio, un approfondimento sugli affidamenti della pubblica amministrazione

Il 30 e il 31 maggio prossimi, a Catania, prosegue il percorso dei seminari territoriali di approfondimento sul tema degli affidamenti di servizi pubblici locali alle cooperative sociali.

Il seminario “Pubblici poteri e cooperazione sociale. Servizi pubblici locali: sfide del mercato e opportunità per il sistema cooperativo” in Sicilia avrà la durata di due giornate.

I lavori del 30 maggio saranno incentrati sulle modalità di partecipazione alle gare e sulla nuova disciplina della tracciabilità dei pagamenti della pubblica amministrazione; il giorno successivo si analizzerà la disciplina dei servizi pubblici locali, le modalità degli affidamenti e gli strumenti per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

La cooperazione sociale non sta più a guardare

Vita ha oggi pubblicato un’intervista al Presidente di Federsolidarietà Beppe Guerini significativamente intitolata “Servizi pubblici e società in house. La cooperazione sociale non sta più a guardare: «Pronti a scendere in campo»“.

Nell’articolo Guerini spiega il punto di vista della Federazione: “Vogliamo convincere i decisori che le convenzioni e le clausole sociali non servono ad aprire spazi di mercato, ma a ripristinare un equilibrio: la pari dignità tra principio di cittadinanza delle persone e principio di concorrenza tra le imprese. Le cooperative vivono nel mercato e di mercato, hanno bisogno della competitività, ma la concorrenza deve essere giocata fra eguali. Enfatizzare solo il principio di concorrenza a scapito dell’inclusione sociale significa decidere che la cittadinanza e l’eguaglianza sono principi sacrificabili. La Commissione Europea ha lanciato una consultazione sulla modernizzazione della politica dell’Ue in materia di appalti pubblici in vista della revisione della disciplina inerente. Abbiamo messo in evidenza problematiche e opportunità: le clausole sociali mirate all’inserimento lavorativo delle fasce deboli, la necessità di alzare le soglie comunitarie, l’importanza di contrastare il dumping sul costo del lavoro e di valorizzare solidarietà e sussidiarietà negli appalti.”

A questo proposito nella stessa pagina compare anche un intervento di Aldo Coppetti, che affronta un delicato quale la collocazione delle clausole sociali nei procedimenti di gara: esse possono non rimanere confinate nelle condizioni di esecuzione, ma “possono essere inserite anche in fase di selezione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, a condizione che tali criteri non abbiano un’incidenza discriminatoria tra gli operatori economici, siano collegati all’oggetto dell’affidamento e sia garantita un’adeguata trasparenza, mettendo i concorrenti in condizione di conoscere preventivamente i criteri sociali e/o ambientali fin dalla pubblicazione del bando.”

Il secondo tema proposto da Guerini è legato a uno dei referendum del giugno prossimo e riguarda la riforma dell’art. 23 bis del decreto-legge 112/2008 sugli affidamenti dei servizi pubblici locali. Si parla dell’acqua, osserva Guerini, ma in realtà si propone l’abrogazione della normativa sugli affidamenti dei servizi pubblici locali e questo potrebbe modificare il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e, quindi, la possibilità di dare maggiore mobilità e spazi di inserimento in alcuni settori in cui operano le cooperative.” Quindi le proposte: affinché acqua, infrastrutture, reti di distribuzione e servizi sociali siano inquadrate entro modalità di gestione equilibrate, diverse da slogan quali “pubblico è bello” oppure “privatizzazioni e libera concorrenza”: “Vorremmo candidare le imprese sociali come formula di partecipazione democratica in grado di garantire la funzione pubblica nella gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali”, afferma ancora il presidente Guerini.

Guerini: cooperazione sociale, giustizia sociale, concorrenza e servizi pubblici locali

Da qualche mese Federsolidarietà è impegnata in un percorso di promozione e  approfondimento sul ruolo delle cooperative per l’inserimento lavorativo ed in questo contesto si colloca anche il seminario che si è tenuto in Veneto a Soave il 7 aprile. E’ stata la seconda tappa del programma formativo di Federsolidarietà Confcooperative nel 2011, che si è incentrata sulla partecipazione dei consorzi di cooperative sociali agli appalti pubblici,  sulla nuova disciplina delle reti di impresa, sulla conoscenza delle società miste tra enti pubblici e imprese e cooperative, sulle modalità con cui garantire la cessione di quote di società pubbliche ai privati. Pubblichiamo una sintesi dell’inervento del presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini.

… Con i diversi seminari di presentazione del “Libro verde sulle cooperative sociali di inserimento lavorativo”, ci proponiamo in prima istanza di ribadire la priorità che il sistema della cooperazione di Confcooperative vuole riservare al lavoro e all’occupazione come strategia per lo sviluppo e per la crescita che non si realizza pienamente se non si accompagna anche con l’inclusione sociale e la solidarietà. Occorre che lo ricordiamo sempre ai nostri interlocutori e a noi stessi. Anche quando, come oggi, ci si concentra sugli aspetti giuridici e tecnici, su strumenti e forme istituzionali, noi ci stiamo occupando di realizzare una missione sociale che si chiama emancipazione delle persone attraverso un lavoro dignitoso. Questo è il valore che ci spinge a chiedere le attenzioni specifiche che prendono la forma legislativa o amministrativa di una convenzione o di una “Clausola Sociale”. Per questo, a fianco dell’attività di ricerca e studio, dobbiamo tenere alta la soglia dell’attenzione “politica e motivazionale”. Quello che noi ci proponiamo è di elevare allo stesso piano di priorità il principio di “equità e giustizia sociale”  con quello della ”concorrenza”, che purtroppo in questi anni di celebrazione di un pensiero unico del mercato imperante sono stati disassati! … Dobbiamo convincere i decisori politici che le convenzioni e le clausole sociali non servono ad aprire spazi di mercato alle cooperative sociali, perché altrimenti non si spiegherebbe come gran parte della nostra crescita si realizzi in verità fuori dalle convenzioni, nel mercato: le clausole sociali e le convenzioni servono a ripristinare un equilibrio precompetitivo che riguarda l’assegnazione di una pari dignità tra principio di cittadinanza delle persone e principio di concorrenza tra le imprese.

Intanto, nel contesto politico più generale ci sono due questioni rilevanti che si sono affacciate e di cui occorre tenere conto. La prima è che due mesi fa la Commissione Europeaha lanciato una consultazione attraverso un Libro Verde sulla modernizzazione della politica dell’Unione europea in materia di appalti pubblici finalizzata ad acquisire elementi di informazione e di valutazione in vista della revisione della disciplina europea degli appalti pubblici, e quindi delle direttive n. 17 (settori speciali) e n. 18 del 2004 (settori ordinari). A livello comunitario si è quindi aperto il confronto che auspicavamo sulle diverse problematiche (di carattere giuridico, di efficienza amministrativa, economica e di regolazione del mercato, di valorizzazione delle clausole sociali) che riguardano la materia degli appalti, attraverso una puntuale ricognizione dei problemi emersi con riferimento all’attuazione della normativa europea vigente e alla possibilità di apportare ad essa le correzioni e le integrazioni che risulteranno necessarie ed opportune. Basti a tale proposito citare la ben nota vicenda degli appalti riservati. Federsolidarietà ha contribuito in maniera sostanziale alla costruzione della posizione che Confcooperative proprio oggi, giornata che segna il termine di questa fase di consultazione, sta inviando alla Commissione. In particolare, in relazione ai temi del seminario di oggi, abbiamo messo in evidenza le problematiche, le opportunità e le potenzialità non ancora sfruttate in relazione alla possibilità di prevedere clausole sociali mirate all’inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro, alla necessità di alzare le soglie comunitarie, all’importanza di contrastare il dumping sul costo del lavoro e di valorizzare i principi della solidarietà e della sussidiarietà anche in tema di appalti. E, naturalmente, si è messa in evidenza anche la questione relativa ai laboratori protetti e ai programmi di lavoro protetti, in relazione all’esperienza italiana delle cooperative sociali di tipo b). L’orizzonte temporale delle modifiche non è immediato, ma crediamo importante che si sia aperto un dibattito e che questo sia incentrato sulle criticità che anche il sistema della cooperazione sociale in questi anni ha evidenziato. È importante che in questo dibattito europeo la nostra posizione sia affermata e difesa.  L’auspicio è che gli strumenti della sussidiarietà, di cui gli atti del seminario propongono un’ampia analisi, siano adoperati in misura maggiore, a partire dalle opportune modifiche legislative a livello europeo e a livello nazionale.

Un secondo aspetto che riteniamo importante evidenziare oggi riguarda una questione apparentemente lontana: i referendum abrogativi popolari che si terranno il prossimo 12 e  13 giugno. Uno dei tre referendum, riguarda proprio la riforma della nuova disciplina dell’art. 23 bis del decreto-legge 112/2008 sugli affidamenti dei servizi pubblici locali. Il quesito referendario, che nella traduzione semplicistica dei notiziari è stato focalizzato sulla questione dell’acqua, propone l’abrogazione di tutta la normativa sugli affidamenti dei servizi pubblici locali, sulle cui criticità e opportunità saranno in parte concentrati i lavori di oggi. Il referendum impone ai cittadine scelte nette: si o no. Da una parte l’abrogazione di questa norma elimina all’origine le criticità determinate dalle dibattute sentenze che appunto escludevano i servizi pubblici locali dall’ambito di applicazione delle convenzioni ex art. 5 della legge 381 del 1991. Dall’altra, ovviamente, interrompe il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e, quindi, la possibilità di dare maggiore mobilità e spazi di inserimento in alcuni settori in cui operano le cooperative. Senza ovviamente inoltrarci sul terreno delle scelte e dei posizionamenti di voto che, ovviamente, lasciamo che si svolga nelle sedi opportune, si presenta però un occasione per sviluppare un ragionamento più articolato sul tema dei beni comuni o dei servizi pubblici, che attribuisce ulteriore efficacia e attualità agli interventi di questa giornata. Noi crediamo che i beni comuni, l’acqua, le infrastrutture, le reti di distribuzione, i servizi sociali del territorio devono trovare un equilibrio nelle modalità di gestione che non possono trovare una sintesi in slogan quali “pubblico è bello” oppure “privatizzazioni e libera concorrenza”. Lo sanno bene i cooperatori sociali che in questi anni hanno sviluppato modelli integrati di gestione dei beni comuni, buone prassi di sussidiarietà, in sintesi quello che è previsto dall’art. 1 della legge 381: una modalità privata, non profit e multistakeholder, di perseguire l’interesse generale della comunità.  Saremmo certamente preda di un delirio di onnipotenza o quanto meno di un inopportuno velleitarismo, se volessimo candidare la cooperazione sociale alla gestione di tutti i servizi pubblici, in particolare quelli più complessi, dalla cura dell’ambiente, alla manutenzione della rete idrica e delle infrastrutture. Tuttavia, forse, potremmo proporre un modello che, a partire dalla funzione pubblica riconosciuta a organizzazioni private impressa nella legge istitutiva della cooperazione sociale, che quest’anno celebra il ventennale, candidi imprese sociali, private per organizzazione e pubbliche per funzione, alla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali. Una riproposizione del modello della forma cooperativa in se potrebbe esser un validissimo strumento per sottrarre dalla polarizzazione tutto privato-tutto pubblico la riflessione sui beni pubblici. In fondo, come  abbiamo visto troppe volte, una azienda totalmente pubblica (pensiamo alle ASL o alle AO inLombardia) che ha a capo un manager che di pubblico a solo la nomina poi governa in forma del tutto monocratica, né più né meno che se fosse appunto il manager di un impresa ordinaria.

Alternativa Ambiente: l’integrazione con il pubblico e la scommessa sulla rete

Sempre dal seminario di Federsolidarietà Veneto, la buona prassi di Alternativa Ambiente. Nata in stretta integrazione con la pubblica amministrazione, ha visto un significativo sviluppo negli anni novanta. Ora ha reagito alle difficoltà di applicazione delle convenzioni 381/91 con una strategia di rete che coinvolge le altre cooperative del territorio.

Nel 1989 nasce a Treviso la cooperativa Alternativa, che individua la sua  mission nell’accoglienza di persone provenienti dell’area della devianza e dell’emarginazione, finalizzata dapprima ad un percorso riabilitativo occupazionale e successivamente all’inserimento lavorativo; questa attività si sviluppa in stretta interazione con la pubblica amministrazione del territorio. La Cooperativa vede da subito la possibilità di sviluppare le proprie attività d’impresa nell’ambito dei servizi ambientali; inizia da subito con i servizi di raccolta carta, cartone e lattine in alluminio. Questa intuizione dà il via ad una serie di collaborazioni con molti Comuni del territorio e con i primi Consorzi di Comuni, che affidano questi servizi alla Cooperativa principalmente con lo scopo di razionalizzare la raccolta dei rifiuti e contenerne i costi, intraprendendo un sistema di “porta a porta spinto” grazie a cui oggi nell’area la raccolta differenziata si attesta oggi all80% dei rifiuti raccolti. In questo contesto, nei primi anni ’90, nasce e si sviluppa Alternativa Ambiente, cooperativa sociale di tipo B che si sostituisce ad Alternativa per quanto attiene gli inserimenti lavorativi.

Negli anni seguenti il lavoro si sviluppa ulteriormente, grazie al rapporto con enti locali e società di servizi; per la Cooperativa sono questi anni in cui il fatturato cresce in maniera esponenziale, passando dai primi 500 mila euro a quasi 6 milioni di fatturato in poco tempo. Oggi la cooperativa dà lavoro ad oltre 250 persone, con una percentuale di svantaggio che si aggira attorno al 50%. La significativa integrazione con i soggetti pubblici è ben rappresentata dal fatto che nel 2005 il presidente di Alternativa Ambiente viene indicato come presidente della società che assicura i servizi ambientali agli enti locali del territorio.

Oggi Alternativa Ambiente, sotto la regia di Federsolidarietà Treviso, ha costituito, insieme ad altre cooperative del territorio e a due consorzi di cooperative sociali  Intesa e In Concerto come soci sovventori, un consorzio di scopo che si interfaccerà con i consorzi di enti locali e le loro società di servizi. Con questa scelta si intendono affrontare le difficoltà formali emerse circa l’affidamento di commesse a cooperative sociali, soprattutto in questi settori di attività, nonché unire competenze  e risorse significative. Questa scelta porterà infatti ad aggregare un gruppo di cooperative che vanta un fatturato nel settore dei servizi ambientali che complessivamente si aggira attorno ai 7/8 milioni di euro, ma anche una forza lavoro che si attesta attorno alle 300/350 unità, un parco automezzi che supera le 100 unità, una serie di iscrizioni alle categorie merceologiche estremamente ampio ed una serie di certificazioni (ISO 9001, 18000 etc ). Tutto questo rappresenta una reale garanzia anche per eventuali appalti al di fuori del contesto provinciale, rendendo il Consorzio in grado di confrontarsi ad un certo livello con i competitor del mondo profit.

18 aprile, Verona, seminario su cooperazione sociale e servizi pubblici locali

il 18 aprile a Soave (VR) nella Cantina Sociale in Borgo Rocca Sveva, si terrà il seminario specialistico dal titolo “Pubblici poteri e cooperazione sociale. Servizi pubblici locali: sfide del mercato e opportunità per il sistema cooperativo”. Questo è il primo dei seminari territoriali di approfondimento delle tematiche sviluppate a Roma il 20 gennaio scorso. Le relazioni della mattina analizzeranno la disciplina dei servizi pubblici locali, le modalità degli affidamenti e gli strumenti per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Successivamente, si approfondiranno alcune forme di aggregazione delle cooperative sociali: i consorzi e il contratto di rete. I lavori proseguiranno nel pomeriggio con un approfondimento dedicato alle riforme relative alle società in house e miste, anche rispetto alle cessioni di quote di partecipazione di aziende pubbliche. Infine, saranno approfondite le esperienze territoriali nei rapporti con la pubblicaamministrazione e le buone prassi di sussidiarietà.

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Programma

Pubblici poteri e cooperazione sociale
Servizi pubblici locali: sfide del mercato e opportunità per il sistema cooperativo
Cantina di Soave in BorgoRocca Sveva (VR),Via Cavergnino n. 7
18 aprile 2011

Ore 9.30 – Registrazione dei partecipanti

Ore  10.00 –Saluti  – Bruno Nestori (Presidente Confcooperative Veneto)
Introduzione lavori – Ugo Campagnaro (Presidente Federsolidarietà Veneto)
Presentazione del seminario – Giuseppe Guerini (Presidente Federsolidarietà Nazionale)

Ore 10.30
I contratti pubblici e le cooperative di inserimento lavorativo –
Pietro Moro (Unicaf)
I servizi pubblici locali: inquadramento istituzionale – Luciano Gallo (Mariani, Menaldi & Associati)
Affidamento di servizi pubblici locali e inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati – Aldo Coppetti (Studio Coppetti)
Le integrazioni imprenditoriali per la partecipazione agli affidamenti: i consorzi – Pietro Moro (Unicaf)
Il contratto di rete: aspetti innovativi e disciplina fiscale – Ermanno Belli (Servizio Legislativo e Legale Confcooperative)

Ore 13.30 – Pausa pranzo

Ore 14.30
Società in house e società miste nel quadro delle riforme –
Luciano Gallo (Mariani, Menaldi & Associati)
Gli affidamenti di servizi nella Regione Veneto – Vittorio Miniero (Studio Miniero)

Ore 16.30 – Dibattito

Ore 17.30 – Conclusione dei lavori

 

Il lato B a Firenze: come raccontare la cooperazione sociale

L’evento  “Uno sconosciuto lato B  – lavoro e solidarietà –  della cooperazione sociale” – promosso dalle cooperative sociali di inserimento lavorativo che aderiscono a Confcooperative Firenze-Prato e dalle associazioni di rappresentanza Confcooperative-Federsolidarietà Toscana e Legacoopsociali,  –  è stato l’occasione per “raccontare” la cooperazione di inserimento lavorativo con forme nuove e diverse di comunicazione. E che questa realtà sia importante, oltre che radicata, lo dicono i numeri: sono 32 le cooperative di tipo B aderenti a Confcooperative e Legacoop attive a Firenze e provincia, per 26 milioni di fatturato e oltre 1000 occupati; in Toscana, invece, le cooperative di inserimento lavorativo sono 183, fatturano 145 milioni di euro all’anno e danno lavoro a oltre 6 mila persone.

In un Teatro gremito di cooperatori, di amministratori locali ma anche e soprattutto di persone comuni si è parlato di Amleto, di come il lavoro sia un diritto per tutti e del decreto che a livello regionale mette in moto il Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative, approvato con apposita DGR nel marzo 2010, che prevede che ASL ed ESTAV affidino l’8% dell’importo delle forniture di beni e servizi attraverso convenzioni ex art. 5 – L. 381/’91 (per importi sotto soglia comunitaria) o con l’adozione di “clausole sociali” nelle gare di appalto sopra soglia.

Al dare il via alla giornata sono stati gli applauditissimi attori della Compagnia “Isole comprese” Teatro con la “Conferenza su Amleto”, uno spettacolo di teatro sociale e della differenza in cui l’arte e la poesia hanno dato voce all’umano tormento interiore che il personaggio di Amleto rappresenta: un pretesto per ricercare la propria identità smarrita e interrogarsi sulla vita reale. Lo spettacolo su Amleto si è dispiegato sul palco in infiniti personaggi: ognuno col suo nodo, ognuno col suo dubbio e la sua sospensione tipica tra l’agire e il non agire. I ragazzi di Isole Comprese, dopo aver mietuto applausi, si sono congedati sfilando tra il pubblico ma qualcosa è rimasto e se parliamo di cooperazione sociale, di dar lavoro a persone in difficoltà, il nodo diventa un altro e si tratta di un interrogativo al tempo stesso più ampio e più preciso: la comunità è ancora teatro di integrazione socio-lavorativa?

A questa domanda ha cercato di far rispondere Paolino Ruffini, arbitro d’eccezione del matching, una tavola rotonda sui generis in cui l’attore comico livornese, nei panni di un “cooperatore sociale in prova”, ha moderato, con la verve comica che lo contraddistingue, il dibattito e posto domande sulla cooperazione sociale, sul lavoro e l’inserimento lavorativo, sui diritti dei lavoratori a numerosi rappresentanti politici del territorio. L’Assessore Scaramuccia ha annunciato pubblicamente la firma del decreto che dà il via libera al Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative con l’insediamento del gruppo tecnico, delegato ad elaborare proposte e procedure specifiche, a promuovere, vigilare e monitorare l’attività in atto, l’entità degli affidamenti annuali di beni e servizi e l’efficacia degli interventi programmati.

La giornata è stata costellata da alcuni momenti musicali curati dal gruppo Grown Up e dalle testimonianze di amici del mondo dello spettacolo che hanno voluto omaggiare quest’evento con saluti e riflessioni: fra gli ospiti gradita è stata la presenza di Sergio Staino, autore della bellissima vignetta sul lato B, che ha presentato una sua “striscia” con il commento al pianoforte di Leonardo Brizzi. A corollario dell’iniziativa “la COOPERAZIONE nell’ANGOLO”: galleria fotografica ed esposizione dei prodotti delle cooperative sociali a dimostrazione che queste imprese sono connotate da un fermento creativo ed innovativo che le spinge a cercare nuovi ambiti merceologici di sviluppo.

Dall’Europa una guida agli “acquisti sociali”

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato”Acquisti sociali” una “Guida alla considerazione degli aspetti sociali negli appalti pubblici”. Gli appalti pubblici socialmente responsabili sono, secondo le parole della Guida, procedure di aggiudicazione che tengono conto di uno o più aspetti sociali quali “opportunità di occupazione, lavoro dignitoso, conformità con i diritti sociali e lavorativi, inclusione sociale (in specifico delle persone con disabilità), pari opportunità, accessibilità … e una più ampia conformità di natura volontaristica con la responsabilità sociale di impresa (RSI), nel rispetto dei principi sanciti … dalle direttive sugli appalti”.

Il punto di partenza è individuato nel vantaggio che le amministrazioni e le comunità locale possono avere dagli “acquisti sociali”; la Guida passa dunque ad approfondire le procedure di gara, con riferimento non ai casi di possibile  deroga dalle normative comunitarie, ma a quelli di inserimento di clausole sociali in affidamenti interamente soggetti alla direttive comunitarie.

La guida studia quindi in modo analitico i diversi e successivi passaggi delle procedure di gara: dalla definizione dell’oggetto, alla definizione dei requisiti, alla procedura di selezione, quindi all’aggiudicazione e alla esecuzione dell’appalto; per ciascuna fase sono indicati, sia con riferimento alle direttive comunitarie, sia con esempi pratici, opportunità e limiti connessi con le normative europee.

Certamente chi ha redatto la guida non ha come riferimento primario esperienze come quella italiana in cui le clausole sociali si sono sviluppate soprattutto per favorire l’occupazione di lavoratori ordinariamente esclusi dal mercato del lavoro, quanto questioni relative ad esempio all’accessibilità dei servizi offerti alle persone con disabilità. Il processo che ha portato dall’articolo 5 della 381/1991 alla sua traduzione “sopra soglia” e ad eventuali ulteriori sviluppi di questo principio attraverso clausole sociali rimangono abbastanza estranee al lavoro. Emerge con chiarezza invece la volontà di inquadrare le clausole sociali entro i principi guida comunitari e quindi la costante attenzione ad evitare che essi introducano aspetti discriminatori rispetto agli operatori economici o contrastare con altre direttive comunitarie.

In sintesi, è sicuramente un bene che a livello comunitario inizi ad essere dedicata a questi temi la dovuta attenzione e la guida rappresenta in  effetti un utile supporto pratico per le amministrazioni che intendano introdurre elementi sociali nei propri affidamenti; ma al tempo stesso può essere considerata un utile punto di partenza ma non un punto di arrivo, sia a livello di approfondimento tecnico che di pressione politica, vista la relativa poca importanza attribuita alle clausole sociali relative all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Quali reti per l’inserimento lavorativo

Oltre al contributo pubblicato ieri, Federsolidarietà Veneto, in preparazione al seminario regionale del 15 marzo, ha prodotto altri due documenti; uno, dedicato alle alleanze, le reti e i rapporti delle cooperative sociali è di seguito riprodotto.

Su quali rapporti puntare

Innanzitutto con i clienti (Enti Pubblici ed Aziende), con gli  Attori pubblici locali, investendo nella co-progettazione (Comuni, Province, Regione), con gli stakeholder che ne condividono obiettivi e intenti (Associazioni e Consorzi, ma anche fondazioni, banche ed istituti di credito). È importante che la cooperazione sociale non viva solo di bandi, ma che cerchi anche un dialogo con fondazioni e bandi per raccogliere fondi da re – investire nelle proprie attività.

Alleanze per la crescita delle persone

Stringere alleanze anche con scuole (provincia, assessorato all’istruzione) già dall’inizio del percorso formativo della persona è importante per non trovarsi poi con ragazzi/adulti di cui non si sa niente o poco e quindi è difficile costruire dei percorsi.

Tre direzioni per costruire reti

1) Contesto della cooperazione: una cooperativa non può restare fine a se stessa (soprattutto le B), dinanzi alle domande e sfide che vengono richieste dal mondo imprenditoriale/produttivo. Fondamentale in questo senso l’importanza della Federazione, una cooperativa è agevolata se è dentro un contesto di consorzio territoriale, e importanti sono anche gli accordi tra consorzi trasversali per territori, non tanto e non solo per materia. La costruzione delle reti, lavoro che va riconosciuto come fondamentale, ha permesso e permette alle cooperative dei nostri territori di avere legami, contatti e opportunità non solo a livello locale ma provinciale o regionale. inoltre si deve tenere presente che la concorrenza l’abbiamo al nostro interno, oltre che al mondo profit.

2) Contesto del mercato: nel mercato non esiste il privilegio, nel mercato esiste la convenienza (e la concorrenza). Concetto del bene comune: inteso come bene comune delle cooperative che si alleano e della comunità nella quale si svolge il servizio. I nostri interlocutori nel mercato sono l’ente locale e l’azienda.
2a) Ente Locale: oggi vede nella cooperazione non più un soggetto di collaborazione ma uno strumento da sfruttare per mantenere determinati servizi a costi inferiori. Dando meno valore all’inserimento lavorativo e più valore al massimo ribasso (indipendentemente da chi lo offre). Anche la legislazione specifica che permetterebbe affidamento diretti, è conosciuta solo da alcune parti dell’ente (solitamente quella politica), e non da altre (funzionari, dirigenti). Alcune esperienze soprattutto nei piccoli comuni hanno portato a essere interlocutori ed esecutori di alcuni strumenti e soluzioni con la pubblica amministrazione, per cui riteniamo necessario sempre più essere competenti in termini tecnici per offrire la soluzione.
2b) Aziende profit: sul rapporto con le aziende ultimamente stiamo vedendo l’associarsi in ATI ad aziende per partecipare ad appalti, lavorando insieme su costruire clausole sociali. È un mercato in cui si supera la logica della concorrenza associandosi, non si può chiedere all’azienda di fare il bene sociale. L’imprenditore vede la sua prospettiva profit, il sociale deve proporgli l’abbinamento con il valore sociale, e l’abbinamento deve essere di plusvalore, non di “plusfiga”.  È necessario diffondere un cambio di mentalità per fare questo salto mentale, per essere interlocutori alla pari, per chiedere e avere lavoro secondo nuove prospettive.
2c) Banche e finanza: non facciamo sviluppo finanziario, facciamo pochi mutui, abbiamo paura. Le cooperativa sociali hanno soldi fermi, non hanno un progetto di sviluppo finanziario. Rispetto alla finanza è necessario cambiare mentalità all’interno della cooperativa, nella quale vengono messe in atto e prese scelte di massima garanzia perché la scelta poi ricade su tutta la base sociale, questa non è una mentalità imprenditoriale, non c’è rischio di impresa, che è elemento fondamentale nella scelta e nel fare azioni finanziarie.

3) Contesto dell’inserimento lavorativo: manca forse una riprogettazione di tutta la filiera. La fase di formazione vera e propria propedeutica all’inserimento lavorativo, dobbiamo lasciarlo ad altri (es. coop. Tipo A), perché deve arrivare in B già “produttivo”, sia esso normodotato o svantaggiato. Inoltre bisogna rafforzare le relazioni con i servizi per l’inserimento  lavorativo, con le scuole, come enti di collegamento per la cooperazione, con gli Enti di formazione.

Il caso Ravenna, dal SIIL al Patto per il Lavoro

Tra gli interventi proposti nel semianrio di Bologna sul Libro Verde, vi è stato quello di Massimo Caroli che segue queste tematiche per conto di Federsolidarietà Emilia Romagna. Il suo intervento, qui disponibile in forma completa, ha utilizzato l’esempio del consorzio Fare Comunità di Ravenna per evidenziare alcune strategie da mettere in atto sul fronte dell’inserimento lavorativo.

Oggi il consorzio gestisce il SIIL (Sostegno Integrato Inserimento Lavorativo) che grazie al lavoro di 23 operatori ha in questi anni realizzato circa 300 progetti di inserimento lavorativo all’anno, con un a media annuale di 80 assunzioni, per un totale di 700 nel periodo 2001-2009. Questi risultati sono stati ottenuti agendo su diversi fronti:

  • sostegno alle imprese per assolvere gli obblighi della legge 68/99;
  • progettazione di percorsi d’inserimento più idonei e maggiormente gratificanti per i lavoratori disabili e per le imprese;
  • periodi di formazione  e tirocini preparatori;
  • sostegno agli inserimenti con personale specializzato nella mediazione al lavoro.

E’ ora in via di costituzione un “Patto per il lavoro” con la partecipazione di CCIAA, AUSL  RA, Sindacati, consorzi di cooperative sociali del terrtiorio, 18 Comuni Provincia, INAIL, AICCON. Il “Patto” ha lo scopo di promuovere la responsabilità sociale di tutti i portatori di interessi, a partire dalle imprese, e di favorire processi quali:

  • adozione di clausole sociali o ambientali all’interno degli appalti;
  • adesione a codici di condotta da parte delle imprese con cui le autorità pubbliche entrano in relazione;
  • sostegno e promozione di forum di imprese responsabili.

Per ottenere ciò è necessario ri-articolare, in modo originale, il campo dell’azione pubblica, tradizionalmente organizzato rigidamente per settori e quindi con grandi difficoltà ad intervenire su questioni che si svolgono in contesti sempre più complessi e articolati e che coinvolgono una pluralità d’attori. E’ al contrario necessario porre al centro l’integrazione tra ambiti e settori di intervento per trovare “soluzioni” nuove e originali.

Toscana: un protocollo per valorizzare l’inserimento lavorativo

Nel corso del Convegno del 20 gennaio, Federsolidarietà Toscana ha presentato un interessante esperienza di partenariato nel campo dell’inserimento lavorativo. (scarica le slide PowerPoint)

La possibilità di convenzionamento previste dalla 381/1991 erano già state oggetto di implementazione con la LR 87/1997, cui erano seguiti successivi atti per definire i criteri di selezione. Tre anni dopo la LR 22/2000, nel riordinare il Servizio Sanitario Regionale, ricordava che per “la gestione di servizi socio sanitari, assistenziali ed educativi, nonché per la fornitura di beni e servizi, le Aziende sanitarie possono avvalersi delle cooperative sociali ai sensi della legge 381/91”. L’aspetto però che merita particolare attenzione è il recente protocollo di intesa tra Regione, ASL e Centrali cooperative, maturato a partire da una riflessione sugli interventi in tema di salute mentale. Nell’ambito del protocollo, approvato con apposita DGR, sono stati realizzati un’indagine sui centri diurni per la salute mentale, un gruppo di lavoro su schema di convenzione tipo per inserimenti di casi psichiatrici, un  gruppo di lavoro sulle competenze della figura di tutor aziendale e una ricerca sull’inserimento lavorativo in cooperative B e in associazioni di familiari e utenti.


scarica le slide PowerPoint

Tra i contenuti del Protocollo, siglato nel 2010, vi sono:

  • il riconoscimento del ruolo della cooperazione sociale di tipo B quale soggetto “in grado di favorire uno sviluppo economico e sociale centrato sui valori dell’integrazione, dell’inclusione sociale e delle pari opportunità”
  • il riconoscimento delle “convenzioni” come strumento finalizzato alla creazione di opportunità di lavoro per persone svantaggiate;
  • la valorizzazione dello strumento degli affidamenti diretti e delle clausole  di esecuzione sociale;

Per il funzionamento del protocollo viene costituito un gruppo tecnico composto dai rappresentanti delle parti sottoscriventi con funzione di elaborare proposte e procedure specifiche, promuovere vigilare e monitorare l’attività in atto nonché l’entità degli affidamenti annuali di beni e servizi e l’efficacia degli interventi programmati. Le ASL e le aree vaste prevedono di affidare l’8% dell’importo delle forniture di beni e servizi attraverso convenzioni ex articolo (importi sotto soglia) o con l’adozione di clausole socialinelle gare di appalto sopra soglia. Le cooperative sociali di tipo B garantiscono progetti individuali per ogni soggetto inserito, piena collaborazione con i Servizi invianti per il monitoraggio ed una particolare attenzione per i soggetti con disagio mentale.

Questo protocollo non elimina da solo le difficoltà che in questi anni si sono fatte sempre più diffuse (maggiore ricorso al massimo ribasso, percezione di alcuni enti degli affidamenti ex articolo 5 come “poco trasparenti”, difficoltà a comprendere il ruolo della cooperazione sociale di inserimento lavorativo), ma rappresenta un evidente segnale di positiva valorizzazione delle cooperative sociali nelle politiche per l’integrazione e l’occupazione.