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Il lato B a Firenze: come raccontare la cooperazione sociale

L’evento  “Uno sconosciuto lato B  – lavoro e solidarietà –  della cooperazione sociale” – promosso dalle cooperative sociali di inserimento lavorativo che aderiscono a Confcooperative Firenze-Prato e dalle associazioni di rappresentanza Confcooperative-Federsolidarietà Toscana e Legacoopsociali,  –  è stato l’occasione per “raccontare” la cooperazione di inserimento lavorativo con forme nuove e diverse di comunicazione. E che questa realtà sia importante, oltre che radicata, lo dicono i numeri: sono 32 le cooperative di tipo B aderenti a Confcooperative e Legacoop attive a Firenze e provincia, per 26 milioni di fatturato e oltre 1000 occupati; in Toscana, invece, le cooperative di inserimento lavorativo sono 183, fatturano 145 milioni di euro all’anno e danno lavoro a oltre 6 mila persone.

In un Teatro gremito di cooperatori, di amministratori locali ma anche e soprattutto di persone comuni si è parlato di Amleto, di come il lavoro sia un diritto per tutti e del decreto che a livello regionale mette in moto il Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative, approvato con apposita DGR nel marzo 2010, che prevede che ASL ed ESTAV affidino l’8% dell’importo delle forniture di beni e servizi attraverso convenzioni ex art. 5 – L. 381/’91 (per importi sotto soglia comunitaria) o con l’adozione di “clausole sociali” nelle gare di appalto sopra soglia.

Al dare il via alla giornata sono stati gli applauditissimi attori della Compagnia “Isole comprese” Teatro con la “Conferenza su Amleto”, uno spettacolo di teatro sociale e della differenza in cui l’arte e la poesia hanno dato voce all’umano tormento interiore che il personaggio di Amleto rappresenta: un pretesto per ricercare la propria identità smarrita e interrogarsi sulla vita reale. Lo spettacolo su Amleto si è dispiegato sul palco in infiniti personaggi: ognuno col suo nodo, ognuno col suo dubbio e la sua sospensione tipica tra l’agire e il non agire. I ragazzi di Isole Comprese, dopo aver mietuto applausi, si sono congedati sfilando tra il pubblico ma qualcosa è rimasto e se parliamo di cooperazione sociale, di dar lavoro a persone in difficoltà, il nodo diventa un altro e si tratta di un interrogativo al tempo stesso più ampio e più preciso: la comunità è ancora teatro di integrazione socio-lavorativa?

A questa domanda ha cercato di far rispondere Paolino Ruffini, arbitro d’eccezione del matching, una tavola rotonda sui generis in cui l’attore comico livornese, nei panni di un “cooperatore sociale in prova”, ha moderato, con la verve comica che lo contraddistingue, il dibattito e posto domande sulla cooperazione sociale, sul lavoro e l’inserimento lavorativo, sui diritti dei lavoratori a numerosi rappresentanti politici del territorio. L’Assessore Scaramuccia ha annunciato pubblicamente la firma del decreto che dà il via libera al Protocollo di intesa tra Regione, ASL/ESTAV e Centrali cooperative con l’insediamento del gruppo tecnico, delegato ad elaborare proposte e procedure specifiche, a promuovere, vigilare e monitorare l’attività in atto, l’entità degli affidamenti annuali di beni e servizi e l’efficacia degli interventi programmati.

La giornata è stata costellata da alcuni momenti musicali curati dal gruppo Grown Up e dalle testimonianze di amici del mondo dello spettacolo che hanno voluto omaggiare quest’evento con saluti e riflessioni: fra gli ospiti gradita è stata la presenza di Sergio Staino, autore della bellissima vignetta sul lato B, che ha presentato una sua “striscia” con il commento al pianoforte di Leonardo Brizzi. A corollario dell’iniziativa “la COOPERAZIONE nell’ANGOLO”: galleria fotografica ed esposizione dei prodotti delle cooperative sociali a dimostrazione che queste imprese sono connotate da un fermento creativo ed innovativo che le spinge a cercare nuovi ambiti merceologici di sviluppo.

Emilia Romagna, le cooperative che resistono alla crisi

I lavori del seminario sul libro verde di Bologna del 7/2 sono stati aperti dal presidente di Federsolidarietà Emilia Romagna Gaetano De Vinco, che nella sua relazione, di seguito sintetizzata, ha evidenziato i dati principali della cooperazione emiliano romagnola.

La cooperazione sociale emiliano romagnola ha reagito  alla pesante crisi economica di questi ultimi anni: ha continuato a crescere aumentando ulteriormente la propria presenza sul territorio. Nel periodo 2007/2010 a livello aggregato il valore della produzione sviluppato in regione dalle cooperative sociali di Confcooperative è aumentato costantemente con una crescita a due cifre (+12,5%) tra il 2007 ed il 2008 (da 510 a 575 milioni di euro), del 5,6% tra il 2008 e il 2009 (607 milioni) e del 7% nel 2010, quando il volume d’affari ha raggiunto i 650 milioni.

In progressivo aumento anche gli occupati, passati dai 14.600 del 2007 (di cui 10.750 soci lavoratori) ai 17.950 del 2010 (di cui 12.950 soci lavoratori). I soci totali sono saliti da 23.500 a quasi 26.000 unità. Trend in aumento, infine, anche per le cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna, passate, nel quadriennio 2007/2010, da 386 a 411 con un aumento pari a circa il 6,5%. Di queste, 149 sono cooperative di tipo B, vale a dire specializzate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, che nel 2010 hanno raggiunto le 1.486 unità (+12,7% sul 2009). Da segnalare inoltre il dato decisamente positivo riguardante gli ammortizzatori sociali: nel biennio 2009/2010, il periodo in cui la crisi economica si è fatta sentire più pesantemente, anche in Emilia Romagna, all’interno della Federsolidarietà regionale la cassa integrazione ha interessato complessivamente soltanto 9 cooperative per un totale di 110 lavoratori.

Con ciò non vengono nascosti gli elementi di difficoltà: la progressiva diminuzione delle risorse pubbliche, il costante allungamento dei tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, la sempre più onerosa gestione delle procedure, la contrazione dei margini operativi lordi. Tutti questi fattori rappresentano un rischio per la sopravvivenza di centinaia di imprese sociali con particolare riguardo alle cooperative specializzate nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, che  devono fare i conti inoltre con la tendenza delle industrie a reinternalizzare i servizi a causa della crisi e con la propensione delle società multiservizi a concedere lavoro alle cooperative di inserimento lavorativo solo se queste applicano i contratti in vigore per le aziende di Confindustria.

15 marzo, tocca al Veneto

Federsolidarietà Veneto ha fissato per il 15 marzo il proprio seminario di discussione sul Libro Verde, che approfondirà il tema “Inserimento lavorativo, mercato, impresa“. Di seguito è riportato un documento elaborato su questo argomento dalla Federazione Veneta in preparazione all’incontro.

Inserimento lavorativo, mercato, impresa

Prima di tutto è necessario soffermarsi sulle caratteristiche di intervento delle cooperative d i tipo b:

  • quelle orientate maggiormente a un lavoro di accoglimento e transito in cooperativa (e quindi più vicine all’intervento alla persona e più attente quindi agli strumenti di politiche attive del lavoro – modello emiliano);
  • quelle caratterizzate da una più marcata attenzione al mercato (modello veneto – lombardo).

Tra le caratterizzazioni di queste ultime c’è una netta distinzione tra quelle che operano sostanzialmente nel mercato dei servizi o produzione per l’ente pubblico (la maggioranza) e quelle che operano nel mercato, evidenziando che tale caratterizzazione qualifica ulteriormente la capacità di far sintesi tra le regole di mercato e l’accoglienza lavorativa delle persone svantaggiate. Si è comunque registrato che esperienze significative di collaborazioni con clienti committenti privati siano più facili e duraturi con le aziende grosse e con marchi importanti con cui poter tradurre con numeri significativi il collocamento di persone svantaggiate; più stentata la situazione registrata tra le piccole realtà che stanno soffrendo la crisi generalizzata e che spesso si trovano a dover ricostruire offerte di servizi per continuare nella sopravvivenza.

Si è annotato successivamente il sostanziale fallimento dell’applicazione degli art. 12, 12 bis e 14, suffragato dai dati generali emersi tra quelli consegnati e questo a causa di evidenti variazioni di mercato, dall’aumento delle aziende in crisi, dalle deroghe ottenute, ecc. Si ritiene possano esserci ancora buone opportunità da esplorare spingendosi nei territori ove operano le grandi aziende, che, come detto prima, riescono con maggior facilità a comprendere il valore e il vantaggio complessivo di operazioni di questo tipo. Permane la necessità comunque di rivedere gli attuali schemi di applicazione particolarmente gravosi e la forte resistenza delle associazioni di rappresentanza delle persone invalide. Inoltre le Provincie, che hanno competenza in ciò, non supportano adeguatamente tali iniziative.

Molto spazio è stato dato all’approfondimento circa il concetto di sostenibilità aziendale che naturalmente può trovare diversa declinazione all’interno di ogni realtà. In sostanza si evidenzia la necessità di dare un indirizzo (il più persuasivo possibile) alle cooperative (soprattutto quelle piccole e piccolissime) nel mirare o individuare strategie di crescita, accorpamento, fusione tra varie realtà, al fine di poter organizzare con competenza, qualità e conseguente competitività la propria proposta di produzione di beni o servizi.

Tali risultati sono raggiungibili anche attraverso la partecipazione in Consorzi, con l’accortezza però che sia ben chiara e condivisa la natura imprenditoriale degli stessi (consorzi di scopo o di sole tipo b) e che abbiano un’adeguata autonomia dagli ambiti politici di rappresentanza associativa garantita invece all’interno delle federazioni.

Meno marcata la discussione sul concetto di territorialità e su quali debbano essere le strategie imprenditoriali di crescita in altri mercati o territori, ovvero il rispetto delle altre realtà cooperative che già operano in altre zone ove viene bandita una gara o si viene invitati alla partecipazione per una selezione o per un’eventuale sostituzione delle stesse. Qui il dibattito sulla concorrenza tra le tipo b è completamente aperto, serve buon senso ma rigore, va premiato chi ha saputo predisporre un’organizzazione di servizio migliorativa e all’avanguardia, ma non possono essere abbandonate quelle più indietro in tale percorso. Si torna all’invito precedente, mettere cioè tutte le cooperative nella condizione di poter crescere e migliorare, prima che il mercato e la selezione voluta (ad esempio negli enti pubblici) attraverso le gare agiscano inesorabilmente.

Si è rilevata inoltre la necessità di proseguire nel lavoro di riconoscimento dell’allargamento delle categorie di svantaggio, vista il perdurare della critica situazione economica che di fatto crea continuamente nuovi disoccupati cui spesso siamo chiamati a dare risposte di lavoro. Fasce deboli da sempre presenti nella nostra società e queste nuove povertà sono in forte aumento: vanno definite le misure a sostegno a queste persone.

Dati economici, le cifre aggiornate

Questi, ad oggi, i principali dati economici delle cooperative sociali di inserimento lavorativo aderenti a Federsolidarietà – Confcooperative:

  • Al 2009, il fatturato aggregato supera 1,1 miliardi di Euro.
  • Il fatturato medio è di circa € 650.000.
  • Sino al 2008, si stima una crescita media del 3% annuo del fatturato delle cooperative longeve.
  • Il patrimonio netto aggregato raggiunge quasi 280 milioni di Euro
  • Il capitale sociale aggregato sfiora i 70 milioni di Euro.

Oltre il 16% delle cooperative sociali aderenti ha un fatturato superiore al milione di euro. Il 37% del totale si assesta tra i 250 mila euro e il milione. Poco meno di un terzo delle cooperative sociali aderenti ha un fatturato compreso tra 100 e 250 euro, mentre sono il 18% quelle con fatturato inferiore ai 100 mila euro (in larga maggioranza si tratta di unità produttive neo costituite).

L’analisi dinamica dei dati degli ultimi 10 anni evidenzia un continuo e progressivo innalzamento delle cooperative verso classi di fatturato superiore, che si accompagna alla nascita di nuova cooperative. Si conferma la tendenza delle cooperative sociali a compiere percorsi di crescita, che portano all’affermazione definitiva delle cooperative in una decina di anni di attività: la quota di “microcooperative” tenda a ridimensionarsi dopo alcuni anni di attività.

Emergono, inoltre, evidenti differenze territoriali in ordine alle dimensioni di fatturato nelle diverse aree del Paese. In particolare, in alcune Regioni settentrionali e dell’Italia centrale (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) le cooperative sociali si posizionano a livelli di fatturato più alti. Nel Mezzogiorno e nelle isole emerge il fenomeno di imprese di piccole dimensioni, anche in ragione della recente costituzione.