Un’interrogazione parlamentare sul diritto al lavoro dei disabili

E’ stata presentata il 17 maggio dall’On.Codurelli (PD) una interrogazione parlamentare concernente il diritto al lavoro dei disabili e la normativa italiana in materia. Il nostro Paese è stato deferito alla Corte di giustizia Europea per la mancanza una norma che obblighi i datori di lavoro a prevedere soluzioni ragionevoli per le persone con disabilità, affinché possano avere pari opportunità nell’accesso al lavoro; nonostante la direttiva 2000/78 sia stata recepita con il decreto legislativo 216 del 2003, tale provvedimento non è stato ritenuto adeguato e sufficiente. Infatti, si legge in una nota ufficiale prodotta dalla Commissione europea, a tutt’oggi «l’ordinamento italiano non contiene una norma generale che imponga al datore di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli per i portatori di qualunque tipo di disabilità e per tutti gli aspetti dell’occupazione».

L’interrogazione evidenzia, in particolare, le violazioni alla legge n. 68 del 1999. Solo a Milano e provincia, nel 2010 sono state 400 le imprese che anziché assumere un disabile, in base alla normativa specifica, hanno preferito pagare le multe loro comminate. Nel territorio più industrializzato d’Italia, spetterebbero di diritto ai disabili 18.750 posti di lavoro, quelli che di fatto sono stati assegnati sono solo 6.103. Si stima inoltre che siano finiti solo nelle casse della regione Lombardia 40 milioni di euro, 10 in più rispetto al passato. E tale situazione riguarda anche gli enti pubblici e non solo le aziende private. Risulta ad esempio infatti che la provincia di Cuneo non stia adempiendo alla legge n. 68 del 1999, concernente le norme per il diritto al lavoro dei disabili: mancano infatti 16 persone in base alla legge n. 68 e 2 per le categorie protette.

Le aziende con più di 16 dipendenti hanno l’obbligo di assumere personale disabile, ma molte si fermano alla prima assunzione e poi ricorrono all’esonero, pagando la sanzione giornaliera (51 euro) per ogni posto lasciato libero, come prescritto dalla legge n. 68. Inoltre, oltre a non assumere, appena si può si licenzia il personale disabile. Rispetto a ciò, ricorda l’interrogazione, la Confindustria si giustifica sostenendo che, per quanto sia vero che bisognerebbe garantire loro posti di lavoro, occorre considerare che spesso si generano problematiche di sicurezza legate al fatto che dimenticano di dotarsi delle adeguate protezioni.

L’interrogazione chiede quindi se le istituzioni siano a conoscenza della grave situazione esposta e a fronte di tali violazioni della legge n. 68 del 1999 come intendano intervenire al fine di garantire alle persone con disabilità il diritto al lavoro così come previsto dalla legislazione vigente, dalla convenzione per i diritti dei disabili e dalle direttive europee.

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Una risposta a “Un’interrogazione parlamentare sul diritto al lavoro dei disabili

  1. Ritengo che sia necessario provvedere anche e soprattutto a livello locale/ regionale. In alcuni casi infatti non vengono avviati dei percorsi di integrazione tra le imprese, il pubblico e le cooperative sociali, tali per cui sembra che siano sole queste ultime a doversi occupare dei disabili, perchè la legge viene imposta senza far comprendere il reale valore dell’assunzione di una persona disabile. Spesso le istituzioni si accontentano di verificare l’esonero, senza domandarsi il motivo e senza soprattutto comminare sanzioni non soltanto pecuniarie (che peraltro sembrerebbero convenienti visto il mancato rispetto della norma!), ma sanzioni morali e “civili”.

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