Dall’Europa una guida agli “acquisti sociali”

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato”Acquisti sociali” una “Guida alla considerazione degli aspetti sociali negli appalti pubblici”. Gli appalti pubblici socialmente responsabili sono, secondo le parole della Guida, procedure di aggiudicazione che tengono conto di uno o più aspetti sociali quali “opportunità di occupazione, lavoro dignitoso, conformità con i diritti sociali e lavorativi, inclusione sociale (in specifico delle persone con disabilità), pari opportunità, accessibilità … e una più ampia conformità di natura volontaristica con la responsabilità sociale di impresa (RSI), nel rispetto dei principi sanciti … dalle direttive sugli appalti”.

Il punto di partenza è individuato nel vantaggio che le amministrazioni e le comunità locale possono avere dagli “acquisti sociali”; la Guida passa dunque ad approfondire le procedure di gara, con riferimento non ai casi di possibile  deroga dalle normative comunitarie, ma a quelli di inserimento di clausole sociali in affidamenti interamente soggetti alla direttive comunitarie.

La guida studia quindi in modo analitico i diversi e successivi passaggi delle procedure di gara: dalla definizione dell’oggetto, alla definizione dei requisiti, alla procedura di selezione, quindi all’aggiudicazione e alla esecuzione dell’appalto; per ciascuna fase sono indicati, sia con riferimento alle direttive comunitarie, sia con esempi pratici, opportunità e limiti connessi con le normative europee.

Certamente chi ha redatto la guida non ha come riferimento primario esperienze come quella italiana in cui le clausole sociali si sono sviluppate soprattutto per favorire l’occupazione di lavoratori ordinariamente esclusi dal mercato del lavoro, quanto questioni relative ad esempio all’accessibilità dei servizi offerti alle persone con disabilità. Il processo che ha portato dall’articolo 5 della 381/1991 alla sua traduzione “sopra soglia” e ad eventuali ulteriori sviluppi di questo principio attraverso clausole sociali rimangono abbastanza estranee al lavoro. Emerge con chiarezza invece la volontà di inquadrare le clausole sociali entro i principi guida comunitari e quindi la costante attenzione ad evitare che essi introducano aspetti discriminatori rispetto agli operatori economici o contrastare con altre direttive comunitarie.

In sintesi, è sicuramente un bene che a livello comunitario inizi ad essere dedicata a questi temi la dovuta attenzione e la guida rappresenta in  effetti un utile supporto pratico per le amministrazioni che intendano introdurre elementi sociali nei propri affidamenti; ma al tempo stesso può essere considerata un utile punto di partenza ma non un punto di arrivo, sia a livello di approfondimento tecnico che di pressione politica, vista la relativa poca importanza attribuita alle clausole sociali relative all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

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