Dalla Puglia, un’esperienza e alcune domande

Si pubblica oggi un’altra delle esperienze raccontate durante il seminario di Federsolidarietà Puglia del 24 gennaio, quella della cooperativa Tasha; se ne sintetizza di seguito l’intervento, in cui vengono poste alcune questioni generali relative agli esiti dei percorsi di inserimento nelle cooperative B.

Tasha è una cooperativa di tipo B che da oltre 10 anni realizza servizi di gestione del randagismo canino. L’attività è iniziata  con tre soci lavoratori mentre oggi i soci lavoratori e dipendenti sono oltre 20. Nei primi anni le attività di inserimento lavorativo riguardavano soprattutto tossicodipendenti ed alcolisti, oggi invece sono inseriti anche soggetti in trattamento psichiatrici, disabili fisici, ex detenuti e molte persone che hanno gravi situazioni socio economiche; gurda con favore la possibilità di ampliamento delle categorie svantaggiate secondo i regolamenti comunitari. La cooperativa ha ottenuto un contratto di servizio con l’amministrazione comunale per quindici anni per realizzare e gestire il canile sanitario di Bitonto e l’anagrafe regionale oltre che a realizzare un progetto di PET therapy con un gruppo di utenti psichiatrici.

Un problema su cui è stata richiamata l’attenzione dei presenti attiene la fase di conclusione del progetto individualizzato e alla possibilità di successiva ricollocazione. Al termine del progetto, secondo l’esperienza della cooperativa, ci si trova ad un bivio: espellere gli svantaggiati (che rischiano di ricadere nell’esclusione) garantendosi una ciclicità delle persone inserite o inserire definitivamente tali soggetti nel proprio processo produttivo con il rischio di non poter più rispettare il vincolo del 30% e eliminando la possibilità di realizzare un turn over finalizzato alla “formazione on the job”. O in alternativa la cooperativa deve assicurarsi delle nuove commesse crescendo in maniera esponenziale. Ciò in un sistema economico-produttivo attualmente in forte crisi, rende veramente difficoltoso ricollocare in contesti produttivi ordinari. Così accade che molte persone a fine percorso tornano in carico ai servizi sociali locali e i risultati del percorso di inserimento lavorativo sono vanificati dai disagi legati alla perdita del reddito.

Altro problema è quello legato all’inserimento di lavoratori non più giovani, con famiglie o persone a carico e/o con passai problemi problemi di dipendenza, oppure ex detenuti. La pubblica amministrazione in questi casi  quando non può più rilasciare, da un certo momento in avanti, la documentazione che ne attesta lo stato di svantaggio, mettendo ancora una volta la cooperativa di fronte al bivio di cui sopra; senza tener conto del fatto che anche gli sgravi contributivi vengono azzerati e che se si scende al di sotto del 30 % con il numero degli inseriti la cooperativa rischia di perdere l’iscrizione all’Albo regionale con conseguenze chiaramente abbastanza gravi per la gestione delle convenzione e dei servizi in carico alla cooperativa. Questa problematica si accentua ancora di più quando i soci fondatori o il gruppo promotore della cooperativa è costituito da persone svantaggiate di queste categorie che si organizzano in una forma di mutuo aiuto attraverso un’attività imprenditoriale e poi nel corso del tempo perdono i requisiti previsti per essere riconosciuti svantaggiati.

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