Al centro delle politiche attive del lavoro (2/3)

Continua oggi la pubblicazione del contributo di Gianfranco Marocchi “Al centro delle politiche attive del lavoro”. Qui la prima parte, pubblicata ieri.

In realtà, proprio mentre stava riscuotendo i maggiori successi, la cooperazione sociale iniziava ad esporsi al rischio di marginalizzazione.  Facciamo un passo indietro.

Nel 1997 la legge Treu (196/1997) aveva iniziato ad introdurre diverse misure di promozione dell’occupazione: dalla prima introduzione della somministrazione, a norme regolative su apprendistato, formazione, tirocini oltre che i già citati LSU. Nello stesso anno il D.Lgs. 469/1997 introduce il collocamento privato. Le politiche attive del lavoro si sono messe in moto, iniziano ad essere introdotti gli strumenti che negli anni successivi costituiranno il centro del dibattito.

Il centro del dibattito, appunto. Che si sposta su altri temi. Flessibilità e diritti, la flexsecuruty, l’interinale sì o no e quando, i servizi per l’impiego e la loro efficacia o meno, il collocamento mirato e così via. Il centro del dibattito non è più quello del decennio precedente, cui la cooperazione sociale è rimasta ancorata. Forse con qualche responsabilità: quella di aver ritenuto che fosse propria vocazione concentrarsi sull’articolo 4 della 381/1991, semmai cercando di conseguire strumenti “ad hoc” (articolo 12 della 68/1999 e poi articolo 14 del 276/2003) invece che di avere un ruolo negli strumenti generalisti. E ciò è avvenuto non solo  a livello di lobbying politica, quanto di concreta pratica nei territori.

E intanto il mondo andava avanti e il dibattito sulle politiche attive del lavoro pure. Anche in questo caso solo un esempio: il 276/2003, nell’applicare la legge Maroni (30/2003),  assegna alle agenzie di lavoro interinale (!) un ruolo pari e forse superiore a quello delle cooperative sociali nelle azioni di inserimento e reinserimento dei soggetti deboli (art. 13). Intanto le clausole sociali incontrano percorsi via via più accidentati e gli enti locali sembrano sempre più interessati a risparmi di breve periodo più che a politiche di sviluppo dell’inserimento lavorativo. La legge 68/1999, oltre al sostanziale fallimento dell’articolo 12, registra un ruolo di fatto marginale della cooperazione sociale nell’articolo 11, in cui pure, come si è visto ieri, la cooperazione sociale era citata.

Ciò ovviamente non esclude che la cooperazione sociale sia portata come esempio di storie esemplari, ma il pallino è passato altrove.

Domani le conclusioni dell’articolo, con le proposte per cosa concretamente fare da oggi in avanti.

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