Clausole sociali, le soluzioni in Piemonte

Storicamente il Piemonte ha sperimentato soluzioni per introdurre le clausole sociali nelle prassi degli enti che affidano beni e servizi. Già nel 1994 la LR 18, applicativa della 381/1991, disponeva che “Per il perseguimento delle finalità indicate all’articolo 5 della legge n. 381/91, gli Enti pubblici prevedono la destinazione di una quota degli stanziamenti, per forniture di beni e servizi, per le convenzioni di cui al comma 1 dell’articolo 5″.

Nel 1998 vi fu la prima versione del Regolamento che impegnava il comune di Torino a destinare quote di affidamenti all’inserimento lavorativo; a seguito di successive formulazioni, nel 2005 è stato approvato il vigente Regolamento n° 307 che prevede di destinare il 3% degli affidamenti di beni e servizi attraverso strumenti contrattuali che assicurino l’ inserimento occupazionale di persone svantaggiate e persone disabili, con ciò includendo sia i tradizionali affidamenti sotto soglia ex articolo 5 della legge 381/1991, sia delle vere e proprie clausole sociali in senso europeo.

Infine, La Legge Regionale 12/2008, all’articolo 40 prevede che: “Le direzioni regionali e le aziende sanitarie regionali destinano alle convenzioni di cui all’articolo 5 della legge 381/1991 e ad altre forme di affidamenti con clausole sociali quali quelle previste dall’articolo 52 del d.lgs 163/2006, una quota non inferiore all’1,5 per cento del volume degli affidamenti dell’anno per l’acquisto di beni o servizi. Entro la suddetta percentuale e compatibilmente con il tipo di attività da prestare, le direzioni regionali e le aziende sanitarie regionali possono definire una quota di inserimenti di persone con disabilità intellettiva, disabilità fisica con limitata autonomia e malattia mentale.” Al di là di alcune incongruenze con normative regionali successivamente approvate, si tratta di una delle formulazioni più stringenti sul tema, ancorché nella maggior parte dei casi nei fatti disattesa.

Già, perché accanto alle norme, serve la volontà di applicarle, il presidio dell’apparato amministrativo, la convinzione di perseguire un effettivo interesse generale. In questi anni, come documentato in un precedente post, l’applicazione delle clausole sociali in Piemonte ha incontrato, insieme a risultati positivi (vedi pag.2 della relazione al regolamento 307)  significative difficoltà.

Servono le leggi, serve la cultura dell’inserimento lavorativo, la volontà politica di farlo veramente, il coraggio amministrativo. Tutti insieme, uno solo non basta.

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