1991, le cooperative sociali come risposta a bisogni che le politiche del lavoro non riescono a soddisfare

Uscito sul numero 1 di Impresa sociale – siamo nel marzo 1991, quindi ancora in periodo pre 381 – l’articolo di Carlo Borzaga “Politiche del lavoro e inserimento lavorativo dei soggetti deboli: l’esperienza italiana” è di grande interesse anche oggi. Ovviamente le politiche del lavoro hanno avuto da allora ad oggi innumerevoli sviluppi di cui l’articolo non può tenere conto, ma l’aspetto di attualità è costituito dal collocare le “iniziative promosse dalla società civile”, tra cui la cooperazione sociale entro l’evoluzione delle politiche attive del lavoro. La cooperazione sociale – allora, pre 381/1991, ancora vista come articolata in cooperative integrate e cooperative di solidarietà sociale – ed altre iniziative della società civile sono viste come una risposta ai limiti della legislazione sul collocamento obbligatorio e ai primi interventi realizzati su scala regionale. Fa un certo effetto leggere oggi questa descrizione della cooperazione sociale: “Ancora in crescita, l’esperienza delle cooperative  di solidarietà sociale sembra quella più idonea adun recupero di soggetti deboli con difficoltà occupazionali dovute prevalentemente a carenze di professionalità e a lunghe esperienze di disoccupazione o di emarginazione”.

Queste le conclusioni dell’articolo: “Alle incertezze e alle evidenti e gravi lacune delle politiche del lavoro nazionali, e in particolare di quelle a sostegno dei soggetti deboli, ha risposto l’iniziativa regionale e locale e la società civile. Anche in questo caso è risultata confermata l’idea che da alcuni anni va facendosi strada che le politiche del lavoro sono tanto più efficaci, quando sono gestite su scala locale, partendo dai bisogni reali e facendo leva sulle risorse esistenti nei diversi contesti territoriali. Tra queste risorse, le politiche per l’inserimento lavorativo dei soggetti deboli dispongono oggi, accanto alle imprese tradizionali, delle “imprese sociali” rappresentate dalle cooperative integrate e di solidarietà sociale. Le risorse per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti deboli sono quindi oggi maggiori di quelle degli anni ’60 e ’70 ed è necessario utilizzarle tutte secondo le loro specifiche finalità. Tra cooperative ed enti locali si sono già instaurate forme di collaborazione innovative e interessanti. Esse vanno potenziate, soprattutto favorendo, nelle cooperative la crescita della consapevolezza degli obiettivi e, negli enti pubblici, la convinzione che più che sugli incentivi, sempre modesti (vista le limitatezza delle risorse finanziarie) è utile far leva sull’affidamento di quote di domanda pubblica di beni e servizi.”

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