I percorsi di inserimento tra progettazione e continuo adattamento

Il classico di oggi è un articolo di Valerio Luterotti, “La sfida della complessità nell’inserimento lavorativo” pubblicato nel 1992 sul numero 5 di Impresa sociale.  Definisce “L’inserimento lavorativo un processo organizzato di elementi, variabili e soggetti tra loro in relazione di interdipendenza funzionale, per la strutturazione dello status di lavoratore in chi ne è normalmente escluso”.

La cooperazione sociale stava iniziando ad interrogarsi su come conciliare l’estrema individualità e variabilità dei percorsi di inserimento e la necessità di darsi un metodo di lavoro. Nell’articolo “Il progetto diventa la traccia di percorso in cui ogni protagonista si ritrova e si verifica nell’obiettivo prioritario di contribuire a migliorarlo, più che a realizzarlo. … I nostri progetti non sono piani di lavoro procedurali tesi a pianificare la realtà, ma rimarranno “tracce” fino alla fine, come se portassero con sè la consapevolezza della loro relatività, della loro incompletezza … Il nostro progetto si definisce e precisa fino a considerarsi ultimato nel momento stesso in cui l’utente ha finito il suo percorso, … Perchè tutto ciò non si trasformi in caos, è necessario un governo del percorso che abbia individuato i livelli di responsabilità, a tutela della coerenza di fondo, su tutte le fluttuazioni operative del “sistema progetto”, nella garanzia che si definiscano chiaramente i nodi, gli incroci della rete in cui i diversi contributi si incontrano, verificano e se necessario adattano le loro scelte. … In questa metodologia è molto più importante la capacità di leggere “in diretta” la realtà, per potersi costantemente risintonizzare con coerenza su di essa, più che l’abilità di programmarla secondo i sacri crismi di qualsivoglia ortodossia..”.

Dunque un progetto non “ingegneristico”, ma un percorso che si ridefinisce sulla base degli sviluppi e delle esigenze delle persone; ma al tempo stesso non un mero “essere vicini” al disagio, ma un’organizzazione che si struttura per cogliere l’evoluzione delle esigenze e adattarvisi: “fa parte del nostro metodo non ridurre o separare per conoscere, coinvolgere e tenere connessi tutti gli altri soggetti agenti nel problema, elasticizzare, quando è utile i confini di ruolo, privilegiare il lavoro di un gruppo articolando con metodo i livelli di responsabilità, sviluppare inoltre la capacità di adattamento e integrazione con le altre organizzazioni. … La linea del successo passa attraverso la capacità del “sistema cooperativa” di integrare più che mediare, le sue e le altrui risorse, orientandole in una ottica di sviluppo più globale”.

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