“I Classici” – Il modello dell’inserimento lavorativo nelle cooperative B

Iniziamo con “il più classico dei classici”: risale al 1995, nel numero 21 di impresa sociale Felice Scalvini pubblica un suo intervento dal titolo “L’inserimento lavorativo di persone svantaggiate: primi appunti per l’identificazione e il confronto tra due modelli“, dove la cooperazione sociale di inserimento lavorativo è confrontata con il modello degli inserimenti attraverso borse lavoro. L’articolo è mirato a far cogliere la novità e le specificità della cooperazione sociale di inserimento lavorativo: le persone inserite sono lavoratori che percepiscono un salario e non tirocinanti, le risorse non provengono solo da bilancio pubblico, ma anche da attività di impresa, il sistema relazionale non è quello del rapporto tra assistente e assistito ma comprende la condivisione economica, il protagonista dell’azione dell’inserimento non è un operatore della mediazione esterno all’impresa ma un un lavoratore in possesso di capacità sia professionale sia nel campo dell’inserimento. Cambiano di conseguenza le politiche:

“Mentre nel caso del modello classico gli interventi di sostegno all’offerta consentivano ai lavoratori svantaggiati, attraverso gli interventi degli operatori e attraverso la formazione, l’accesso al mercato del lavoro, superando una soglia piuttosto lontana dalle opportunità reali in quanto determinata da un modello ordinario di organizzazione d’impresa, il “modello delle cooperative sociali”, invece, puntando su una politica di espansione della domanda, abbassa sensibilmente tale soglia minima di accesso al mercato del lavoro da parte degli svantaggiati.”

Quest’ultima idea è esemplificata con alcuni schemi che restano tra i più riprodotti per spiegare la specificità delle cooperative sociali.

In definitiva, si passa da una prospettiva di job creation, attraverso strumenti legislativi che definiscono una quota obbligatoria e vincolante di domanda di lavoro, a una di enterprise creation, in grado di coniugare capacità produttiva e capacità di valorizzazione e supporto delle persone. Imperdibile per le giovani generazioni di cooperatori.

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Una risposta a ““I Classici” – Il modello dell’inserimento lavorativo nelle cooperative B

  1. La nascita del consorzio rende concreta la connessione tra esperienze e competenze di cooperative che da anni operano nel campo della gestione di servizi alle persone e dell inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio sociale . L attivit principale svolta dalla cooperativa consiste nella gestione e prevenzione del fenomeno del randagismo servizio che attualmente offerto ai Comuni di Bitonto Modugno e Mola di Bari pertanto nellambito di tale progetto la cooperativa che nel Luglio 2004 ha conseguito la Certificazione di Qualit secondo la Norma UNI EN ISO 9001 2000 per Linserimento lavorativo di soggetti svantaggiati nello svolgimento del servizio di gestione e prevenzione del fenomeno del randagismo fornita dallente certificatore CISQ CERT si prefigge di realizzare percorsi di inserimento lavorativo a favore di persone svantaggiate.

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