Riflessioni dall’Emilia Romagna (2/2)

Oggi viene pubblicata la seconda parte del documento inviatoci dalla Federazione dell’Emilia Romagna (vedi ieri la prima parte, punti di forza e di debolezza della cooperazione B dell’Emilia Romagna).

Il documento riprodotto in estratto è una rielaborazione del Rapporto realizzato in preparazione della III Conferenza regionale della cooperazione sociale dell’Emilia Romagna, tenutasi a Bologna il 20 novembre 2009

Le prospettive future. Le opportunità

  • Le cooperative sociali d’inserimento lavorativo sono una risposta significativa e strutturata all’integrazione sociale delle fasce deboli per questo sono partner, non fornitori delle pubbliche amministrazioni, e svolgono una funzione pubblica (art. 1 L. 381/91).
  • Esistono gli strumenti normativi, per realizzare parternariati con la Pubblica Amministrazione, come è successo in diversi territori della Regione, attraverso affidamenti diretti sotto soglia comunitaria (circa 200.000 €), inserimento di clausole sociali negli appalti sopra soglia (art. 2 comma 2 D. Lgs. 163/2006 ) e appalti riservati (art. 52 D. Lgs. 163/2006 ). Far diventare le buone prassi realizzate azioni di sistema a livello regionale.
  • Esistono esperienze (Comune di Torino) di altre regioni (Piemonte) che a seguito di una legge regionale hanno fissato una percentuale di esternalizzazione di attività alle cooperative sociali per il ruolo di coesione e integrazione sociale che queste rappresentano (Regolamento comunale N° 307 del 31/03/05). Probabilmente è giunto il momento di rivisitare la nostra Legge Regionale N° 4/94 applicativa della 381.
  • Costruire parternariati imprenditorial/sociali col sistema delle imprese. Le clausole sociali negli appalti pubblici costituiscono un elemento strategico per la realizzazione di parternariati realistici. Inoltre è necessario valutare la sperimentazione dell’art. 22 della L.R. 17/05, al fine di renderla meno burocratica e di più facile applicazione per le imprese e per le cooperative sociali.
  • Le cooperative sociali d’inserimento lavorativo possono essere una delle risposte alla crisi economica e possono svolgere un ruolo importante (sia per quantità, sia per qualità) nelle politiche attive del lavoro realizzando in maniera integrata le seguenti attività:
    • valutazione delle competenze sociali e lavorative
    • attivazione di formazione mirata in situazione
    • progettazione di percorsi di transizione verso altre aziende
    • supporto ai servizi d’inserimento lavorativo della Provincia
    • occupazione fasce deboli
  • Per comunicare con più forza il ruolo di soggetto attivo nelle politiche attive del lavoro le cooperative B devono costruire parametri e indicatori per definire il VAS (Valore Aggiunto Sociale) che producono.
  • La complessità del problema dell’inserimento delle fasce deboli del mercato del lavoro non può che essere affrontato in una logica di rete e di corresponsabilità, da parte di tutti i soggetti economici e sociali del territorio. Vanno create collaborazioni forti per uno sviluppo socio-economico sostenibile in una logica di Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI) e di Territori Socialmente Responsabili (TSR).
  • Studiare la possibilità/opportunità di creare reti di vendita diretta o “delegata” dei prodotti delle cooperative sociali di inserimento lavorativo attraverso un’operazione di marketing sociale simile a quello operato nel commercio equo e solidale.
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