La difficile sopravvivenza delle clausole sociali

Questo articolo è apparso oggi su L’Unità. Racconta uno spezzone di una vicenda significativa della cooperazione sociale italiana. Era il 1994 quando il Comune di Torino, poi seguito da altri enti locali piemontesi, intraprese l’esperienza di affidamento delle pulizie e dei servizi ai piani nelle scuole della città. Lo fece coraggiosamente, sfidando le diffidenze dei tanti che proprio non vedevano di buon occhio tossici e avanzi di galera vicino ai bambini.  Alcuni anni dopo, nel 1998, anche a partire dalle problematiche generate dalla modifica dell’articolo 5 della 381/1991 sopra soglia, sempre a Torino venne inventato un regolamento (qui la versione aggiornata, quella del 2005) che risolveva il problema anticipando una versione “europea” delle clausole sociali. Oltre 2000 persone, circa la metà lavoratori svantaggiati, operavano quegli anni in quelle scuole.

E poi la prosecuzione, sempre più faticosa, della storia. Il passaggio alle autonomie scolastiche, i progressivi tagli, la difesa strenua da parte delle centrali cooperative e ancora, la diminuzione, l’anno scorso, del 25% degli importi se si voleva mantenere il servizio, l’impegno delle Giunte regionali per supplire ai tagli. Ma tutto ciò rischia di limitare e ritardare un declino, senza riuscire ad invertire l’andamento.

Perché ha senso raccontare non solo i problemi di oggi, ma anche l’origine? Perché ci dice come, quando il senso è chiaro e condiviso, è anche possibile superare i problemi che via via si pongono. Superare le diffidenze di cittadini aizzati, opposizioni di chi guardava con diffidenza l’ingresso di privati (?!) nelle scuole, trovare soluzioni innovative ai problemi giuridici che via via si pongono. Se la tensione invece si allenta, se si indebolisce il senso del partenariato tra amministrazioni locali e cooperazione per affrontare i problemi di esclusione lavorativa sul territorio, tutto diventa più difficile. Soprattutto nei momenti di restrizioni di bilancio. Uno dei grandi compiti del libro verde è proprio quello di rilanciare a gran voce le ragioni di questo patto.

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