Articolo 12, 12 bis, articolo 14: parliamone

E’ da una quindicina d’anni che si parla, nel nostro Paese, dello “scambio” tra ridimensionamento (eventualmente temporaneo) dell’obbligo di assunzione di persone con disabilità da parte delle aziende e la destinazione di commesse a cooperative sociali che grazie a ciò possono creare possibilità lavorative aggiuntive.

Il tema è sempre stato molto dibattuto: ha suscitato spesso reazioni contrarie dei sindacati e di taluni soggetti di rappresentanza delle persone con disabilità, timorosi che ciò possa determinare una deresponsabilizzazione delle imprese e una minaccia alla certezza del diritto al lavoro. Di fatto, ciò si è tradotto, in sede legislativa, nell’introduzione di un una serie di cautele (solo per una quota dell’obbligo – solo per un tempo definito – solo per categorie la cui occupabilità è particolarmente difficile – solo a seguito di procedure concertative e regolative complesse – solo se dopo l’impresa poi assume la persona in questione, ecc.) cui senz’altro possono essere riconosciuti intenti meritevoli, ma che di fatto rischiano di introdurre un percorso ad ostacoli che deprime l’effettiva fruibilità di tali strumenti.

E la cooperazione sociale? Se in una certa fase ha guardato con interesse a tali strumenti – una possibile alternativa, sul versante dei rapporti imprenditoriali, alle sempre maggiori fatiche incontrate sul fronte delle clausole sociali con gli enti locali – è da capire in che misura sia oggi effettivamente interessata a tali strumenti. Certo vi sono elementi attrattivi, il rapporto con le imprese, appunto, la possibilità di specializzare la cooperazione sul rafforzamento delle capacità lavorative già prevedendo un successivo percorso di transizione… Ma d’altra parte, in quanti casi questo modello si è effettivamente realizzato? Forse bisognerebbe partire da qui, dal verificare i casi in cui questi strumenti sono stati utilizzati e con quali risultati. In sostanza: chi li ha effettivamente e concretamente messi in atto, cosa ne dice? servono? A che condizioni? E’ invece meglio lasciar perdere? Anche in questo caso, il dibattito è aperto.

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