Le categorie di svantaggio della 381/1991 sono attuali?

La discussione sulle categorie di svantaggio è nata insieme alla 381/1991. Sin da subito vi sono stati infatti studiosi e operatori che hanno ritenuto le categorie dell’articolo 4 della 381/1991 più un appropriate a descrivere bisogni socio assistenziali che condizioni di esclusione dal mercato del lavoro.

Un ulteriore elemento di complessità è costituito dall’intersecarsi tra la definizione di svantaggio della 381/1991, le definizioni connesse alle politiche di incentivo all’occupazione e le definizioni europee del 2002 (Regolamento 2204/2002, art. 2, lettera f) e del 2008 (Regolamento Comunitario 800/2008, articolo 2, punti 18-19-20).

Va tra l’altro segnalato che le categorie previste dal Regolamento Comunitario 2204/2002 sono anche entrate a far parte della sistema normativo italiano sia perché citate in occasione di programmi regionali a finanziamento europeo, sia perché fatte proprie dal d.lgs. 276/2003 (art. 2, comma 1, lettera k).

In ogni caso, anche prescindendo dal dibattito normativo, va segnalato come nei fatti la cooperazione sociale si sia in questi anni resa protagonista di azioni volte a favorire il reinserimento di una pluralità di categorie anche non previste dalla legge 381/1991 quali donne sole con figli a carico, casi sociali, immigrati, ecc.

Il dibattito è oggi quanto mai urgente anche in considerazione dell’evoluzione dei bisogni sociali in questi vent’anni e coinvolge sia le categorie di svantaggio che la graduazione delle politiche di incentivo sia dal punto di vista della durata che dell’intensità dell’aiuto. Su questo blog sono benvenute idee e proposte in merito.

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Una risposta a “Le categorie di svantaggio della 381/1991 sono attuali?

  1. Ho letto il libro verde è mi sembrano interessanti le proposte per l’inserimento lavorativo dei detenuti e degli ex detenuti.
    Ogni giorno leggiamo sui giornali di un detenuto suicida. le carceri sono sopraffolate e la rieducazione del condannato è un principio della costituzione che è lettera morta nella realtà. molte persone entrano in carcere per scontare pene brevi (pochi giorni, pochi mesi, due o tre anni) e quando escono sono veri delinquenti. il carcere è l’univerisità della delinquenza. quando queste persone escono dal carcere sono ancora piu’ pericolose per la società e per i cittadini. le cooperative sociali permetterebero a queste persone di imparare un mestiere. i cittadini cosa preferirebbero? che quando queste persone escono siano allo sbando? ho letto che le cooperative sociali abbattono la recidiva dell’80-90%. pero’ gli ex detenuti non sono considerati persone svantaggiate. ma i cittadini non sarebbero piu’ tranquilli se queste persone avessero un minimo di lavoro per ricominciare? se in carcere ci fosse l’opportunità di imparare un mestiere, un lavoro, di panettiere, falegname, muratore le città sarebbero più sicure.

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